Venti e uno anni dividono Miracle of Death dalla prima manifestazione ufficiale dei Vanishing Kids, da Madison, Winsconsin, ovvero l’esordio ”Rest the glove that wears you down”. Oltre quattro lustri in ambito discografico sono un’eternità, c’è chi si ferma, chi non sa o non intende procedere oltre, e chi invece avanza, esplora, ingloba. I Vanishing Kids di Miracle of death sono un altro gruppo? E dove ci condurranno, in quali anfratti ci caleranno in futuro? Che esso ci porti al ritrovamento delle Tavole della Legge del gothic rock (nell’ampia accezione del termine, non ricondotto ai canoni sisteriani)? La severità, quasi monastica, che inforna questi otto brani (durata che li aggancia al passato, quando l’essenziale era regola aurea) ci riconduce a forme espressive austere e quasi consolatorie. A quel concetto di purezza che oggidì troppi sottovalutano, essendosi invaghiti dell’orpello, dell’effetto. Miracle of Death, prodotto dal complesso e da Justin Sisson e mixato dall’eminente Randall Dunn, è un autorevole disco di doom saldamente incardinato all’ala contemplativa, condotto con ardore dalla cantrice Nikki Drohomyreky, la quale poco condivide con la maggior parte delle sue colleghe di ruolo e governa con mano ferma il quartetto, completato dalle salde ed esperte mani di Jerry Sofran, Nick Johnson (già con Zola Jesus e Jex Toth) e Jason Hartman. E’ il suo timbro che drappeggia il tessuto corposo di maestosi inni come “Spill the dark”, “Only you” e la sabbathiana “Midnight children”, dotati d’una pasta finemente lavorata che li accomuna in più d’un tratto ai Messa, che anela alla quiete eterna nella delicata e breve elegia pastorale di “For Lauren” accompagnando le nostre anime attraverso i Campi Elisi, e che infine ci consegna alla riassuntiva “To dust”, la più estesa delle sette, che riprende con decisione il cammino attraverso un’infinita, glauca notte rutilante d’oro. Ma è lecito attendersi digressioni e mutamenti parziali di rotta, come nella sognante “Demon glove” innerbata da un a solo assai classico. Una gran mole d’intuizioni caratterizza Miracle of Death, ma non è un capriccio, è la loro indole, come il loro trascorso artistico afferma.