Golden Apes: Our Ashes At The End Of The Day

E’ uscito da pochissimo il nuovo lavoro dei Golden Apes intitolato Our Ashes At The End Of The Day. Giacchè la loro carriera dura ormai da oltre vent’anni, si può affermare che i tedeschi abbiano ormai conquistato una posizione stabile nella scena dark, consacrando uno stile basato sulla combinazione di suoni cupi, atmosfere suggestive e testi profondi, dove non è la novità a determinare la qualità, bensì la competenza. Ancora una volta, il sound dei Golden Apes appare chiaro nella sua estrazione goth rock/post-punk, con sfumature darkwave, e si basa su orchestrazioni armoniche ricche di dettagli e sfumature imprescindibili: le chitarre sognanti, il basso corposo e la voce baritonale sanno fondersi in un amalgama che è, in sostanza, un marchio di fabbrica, intrigante e coinvolgente. L’opener “Fourteen Rivers” è già uno degli episodi migliori e trasuda suggestione e intensità emotiva, grazie alla riuscita interazione di synth, basso, chitarra e voce, culminante in cupe armonie. Segue la title track con andamento assai più energico ma i colori restano oscuri, mentre “Shine”, nella sua alternanza di malinconia pacata e impeto trascinante, è uno dei pezzi di bravura di Lebrecht, le cui tonalità fosche e introspettive al tempo stesso provocano parecchi brividi; “Ash Trees” mescola melodia tenebrosa, senso di fragilità e ritmo incalzante. Troviamo quindi l’evocativa “Reflections”, con la sua chitarra incisiva come il canto, innegabile esempio di carisma, prima che, a seguire, “All of her (Totem)” porti la svolta rock, raccontata da batteria e chitarra. Infine, “Bigotry (And Still…)” trae dal romanticismo di fondo le forme della malinconia, cui la ritmica vivace conferisce, tuttavia, forza e intensità particolari e con “The Moment I Fell” si opta per una chiusura decisamente rock, tutta chitarra e batteria, cui si adegua anche la voce, qui non solo profonda e accorata: degna conclusione di un album che non delude.

Mrs. Lovett:
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