Progetto ascrivibile alla firma di Mario Pereira, polistrumentista di Porto, IAFD giunge con Buried Giant al suo esordio ufficiale, inserendosi con competenza nel filone (che mostra segni di inaridimento, ma anche di sorprendente resistenza) del goth/death/doom. Non mancano le porzioni più lente ed atmosferiche (che rimandano anche agli inarrivabili Tenhi), anche se è la vena crepuscolare ad emergere in ogni singolo episodio, segnando significativamente la sua appartenenza al genere. Cinque brani i quali, ad eccezione della strumentale “A coin to the boatman”, sviluppano durate estese funzionali all’impianto narrativo articolato da Pereira, una dichiarazione d’appartenenza che guadagnerà la stima degli adepti. Una prova di resistenza all’usura del tempo e delle mode caduche, fedele al tema adottato ed ispirato al quasi omonimo romanzo del nipponico Kazuo Ishiguro, “The Buried Giant”. La foga controllata di “A vision in the fog”, le porzioni ambientali (alle quali mi riferivo sopra) della title-track che apre il lavoro, la memoria che trascolora e l’individuo che si disintegra ma che non vuole soccombere, Buried Giant ripudia l’approccio agevole, consegnando il sigillo finale all’imponente, questa sì classica nella sua forma, “Forever Alone”. Titolo che offre il sunto dell’opera intera.