Terminal Serious: intervista

Terminal Serious è il solo project di Luigi Buonaiuto, fiorentino di origine napoletana il cui nuovo album Fear and Cure uscirà a Marzo prossimo via Swiss Dark Nights. All’attivo Terminal Serious ha un full-lenght: Love was lies (solo vinile via Meuse Music Records, 2021), del quale è uscita una extended version stampata su CD con Swiss Dark Nights (2023) e un EP Gift for you (autoprodotto, 2022).

Foto © SunStudio.it – facebook.com/terminalserious


Ciao Luigi, grazie per l’intervista. Incominciamo con una domanda
canonica: come nasce il progetto solista Terminal Serious e perché hai scelto questo nome?

L’embrione di Terminal Serious nasce con il mio trasferimento a Firenze, circa 9 anni fa; mi sono trovato da solo, in una città che non conoscevo,  ed all’inizio passavo molto tempo nella mia stanza in affitto ad ascoltare musica e scrivere canzoni; col tempo, proprio grazie alla musica, ho iniziato a rifarmi una nuova vita ed è arrivato Terminal Serious.

Quanto al nome: deriva da un commento che sentivo fare alle persone che venivano ai miei primi concerti, dicevano che tutto (l’atmosfera, la voce, la prossemica) sembrava molto serio, forse troppo… io direi serioso, ed una mia amica pensò al nome Terminal Serious, che è davvero cool!

 
Quando ci siamo conosciuti a Verona in occasione del live dei Ductape, nel quale hai duettato con Çağla per il tuo bellissimo pezzo “Nobody sees us” – dall’EP Gift for you – mi hai detto che la scelta del tipo di musica da fare è dipesa dalla tua voce. In effetti, ti ho sentito e… ho capito. Quali sono i vocalist ai quali ti ispiri maggiormente?

È vero, adesso sono molto a mio agio nella zona baritono e questo mi aiuta molto; la voce è il mio primo strumento, ho iniziato a suonare la chitarra solo pochi anni fa, ma ho studiato canto fin da ragazzino.

Quanto ai vocalist: amo follemente il timbro delle ultime incisioni di Johnny Cash e Mark Lanegan, ma la lista è lunghissima.

Ps: a Verona è stato fantastico, l’emozione che ho provato nel cantare per la prima volta live “Nobody sees us” con Çağla e Furkan è indescrivibile. I Ductape sono artisti straordinari, e amici veri.

© facebook.com/terminalserious 


Nelle tue canzoni ho percepito la presenza di un tema ricorrente, che è il conflitto fra il desiderio e la realt
à. In questo senso, ‘Nobody sees us’ – We do something secretly / So nobody sees us — I can’t see the color of your eyes / But I can feel the wild beating of your heart ma anche ‘Not a grain’ – Every word is your illusion / Kiss her again / Not a grain more / Not a grain more / Not a grain lessentrambe da Gift for you, sono esemplari. Eppure, anche i pezzi più cupi sono venati di ironia… Qual è la maschera che indossa Terminal Serious per sopravvivere alla brutalità del mondo?

In realtà non penso che il mondo sia così brutale, o meglio: penso che comunque ci siano tante persone straordinarie che vivono in questo mondo, persone che affrontano con coraggio e dignità i piccoli o grandi problemi che la vita mette loro di fronte. Ecco, io sento molto l’energia di queste persone, e spesso mi viene voglia di scriverci delle canzoni. Quanto alla maschera… bella domanda! Mi piacerebbe pensare che non c’è nessuna maschera e che “vesto sempre allo stesso modo” (come scrivo in New Jail), ma potrebbe anche essere che questa serietà terminale nasconda, e tuteli, una sensibilità terminale.


Love was lies
 è il tuo album di debutto: undici tracce per un disco dichiaratamente alternative / post-punk revival, con pezzi che adoro come “Lamb”, “Shit inside” e “Disorder”, nei quali a fronte di un sound, tutto sommato, abbastanza classico, chitarra e voce danno aperture molto personali, nelle quali, come in “New Jail”, riecheggia certo indie rock blues.
Quali sono i punti principali della tua ricerca musicale?

Mi piace la parola che usi: ricerca; mi fa venire in mente lo studio, in effetti è quello che faccio, ascolto tanta musica, ultimamente soprattutto progetti underground post-punk e darkwave, ascolto con attenzione, cerco di scomporre le tracce e spesso trovo qualcosa di molto interessante dal punto di vista compositivo.

Guardandomi indietro posso affermare serenamente che qualcosa scattò nel mio cuore quando ascoltai per la prima volta, nei primi anni 2000, un concerto degli Interpol trasmesso su MTV, la mia ricerca è partita da lì.

 
A breve uscirà il tuo secondo full-length, sempre via Swiss Dark Nights. Ho avuto la fortuna di ascoltarlo in anteprima e, pur non potendo ovviamente svelare di più, secondo me c’è un’evoluzione verso sonorità marcatamente gothic. Cosa ti ha portato a scegliere questa linea musicale?

Quando inizio a scrivere un disco mi prefiggo ogni volta di scriverne uno post-punk classico, poi però le cose vanno sempre in un modo imprevisto: le tracce si arricchiscono, si impoveriscono, cambiano, spesso sono le canzoni stesse che mi conducono nel luogo dove vogliono essere trovate. Il fato è che, prima di essere un musicista, come ti dicevo, io sono un grande ascoltatore di musica, e dopo tanti anni le influenze sono milioni, e io non posso combattere contro di loro. Perderei.

 
Grazie per avermi dedicato del tempo per questa intervista. C’è qualcosa che vuoi aggiungere per i nostri lettori?

Ringrazio te per queste belle domande, e spero che Fear and Cure possa piacere ai lettori di Ver Sacrum, così come a me sono piaciute le storie delle persone che hanno ispirato le sue tracce.

 

Info: https://www.facebook.com/terminalserious

Lady Vardalek:
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