Confesso che l’esordio di The Manifesto, “Maximilien” del 2019, mi piacque ma non mi entusiasmò piùditanto. Evidenziava più elementi positivi che quelli da annotare nella colonna dei dubbi, ma lo archiviai in fretta.

A quattro anni esatti, i ravennati rientrano in gioco con un nuovo album lungo, un full-length che a scriverlo fa sempre effetto, parzialmente rinnovati nella formazione incardinata su Massimiliano Gandini (voce e chitarra) e Michele Morandi (oltre al basso, voce), con il nuovo entrato Igor Orizzonte a sedersi dietro la batteria, innesto assai incisivo essendo esso dotato di un tocco gagliardo che adatta alle esigenze espressive del trio. Un po’ come, facendo le debitissime e sacrosante proporzioni, il buon Paul Thompson nei Roxy Music. Così li ho citati, non lo facevo da qualche tempo, mi sono liberato d’un fardello.

Season of Miranda esibisce un carnet variegato di idee e di spunti, tanti da apparire financo dispersivo, ma i tre sanno conquistare anche i più insensibili alternando ammalianti ed ipnotiche atmosfere ad episodi più robusti e dalle trame salde, ove il turbinio strumentale (“Miranda”) non prende mai il sopravvento sulle voci. Fra citazioni più o meno esplicite ed espressa volontà d’originalità, si percorrono le lande esotiche dipinte da “Silver sand” e di “The Egyptian” e ci si cala tra le pieghe del miglior rock australiano, mescolando abilmente tentazioni psichedeliche ad impulsi stoner/hard. Fedeli al loro nome, offrono un manifesto appropriato delle loro aspirazioni; l’oscurità palesata in “Klub99” si squarcia sotto la pressione esercitata dal trio prendendo tosto le sembianze di uno splendido arazzo hard/psych e, ci mancherebbe!, il passato (brit pop?) non viene rinnegato, come “Superstar” attesta. Perché ogni passo compiuto fino ad oggi si è dimostrato funzionale alla resa finale, concretizzatasi con queste otto nuove canzoni che ci consegnano un complesso vivace, al quale chiediamo ora più continuità.