Twin Tribes: Pendulum

E’ uscito da poco il nuovo lavoro dei texani Twin Tribes intitolato Pendulum ed è subito pura e autentica darkwave. Avevamo perso di vista il duo dai tempi di Ceremony ma, all’epoca, avevamo evidenziato le sue influenze – per inciso, non sono cambiate – e le sue caratteristiche atmosfere, specchio di notti oscure e misteriose rese insonni da sonorità fredde e liriche tristi. Tutto ciò lo ritroviamo in Pendulum forse in misura maggiore, considerando che, rispetto al passato, i nostri sembrano aver abbracciato un’estetica più aggressiva e tagliente, ove si riscontra una tensione di fondo. Rimane inalterata la loro capacità di fondere elementi sonori moderni e retro, creando un suono tutto sommato fresco nonostante le radici saldamente radicate nella tradizione: le melodie dei dieci brani del disco, al di là di qualunque riflessione possiamo fare circa l’originalità dell’opera, restano complessivamente valide e godibili. L’album si apre con la breve strumentale “Absolute” che, in quasi due minuti, disegna con pochi tratti un paesaggio freddissimo e sinistro, rimettendosi a canoni ‘usati’ ma sfruttandoli con efficacia. Subito dopo, “Another Life” accelera l’andamento e alla ritmica sostenuta si adegua anche il canto, magnetico e misterioso, mentre “Sanctuary” abbina al ritmo incalzante seducenti note di chitarra; “Monolith”, uscita come singolo, è decisamente un bel pezzo ballabile che evoca siti oscuri e fumosi. Sulla stessa linea si pone, quindi, “Temperance” in cui l’energia e le tenebre sembrano però fluire in scenari di malinconia e, poco più avanti, in “Cauldron Of Thorns” i toni divengono ancora più tristi e accorati, seguendo all’indietro quella tendenza che porta fino ai Cure; è con “Sangre De Oro” che l’atmosfera pare alleggerirsi, acquistando vivacità anche grazie alle liriche in spagnolo. Infine, bypassata la darkwave ‘regolamentare’ e accattivante di “Eternal”, “Meadow” conclude con l’attitudine più tetra e introspettiva possibile un album perfetto per il popolo dark di ieri e di oggi.

Mrs. Lovett:
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