Con una certa emozione vogliamo parlare del ritorno di una vera gloria del post-punk, Anja Huwe. Figura eclettica nel panorama artistico contemporaneo, Anja è stata, fra le varie cose, una pioniera del movimento post-punk tedesco degli anni ’80, emergendo come frontwoman della mitica band Xmal Deutschland. Con la sua voce magnetica e le liriche intense, ha contribuito a plasmare il suono e lo spirito di un’intera generazione musicale, influenzando artisti e ascoltatori in tutto il mondo. Principalmente la voce è stata una delle caratteristiche distintive del sound di Xmal Deutschland, poiché oscillava tra un canto incisivo e potente e momenti di malinconica delicatezza, creando atmosfere a volte toccanti, a volte pervase da rabbia e oscurità: le sue performance sul palco erano cariche di energia e passione, tanto da coinvolgere – e sconvolgere – il pubblico con soluzioni sempre diverse. Molti artisti di quell’epoca si sono ripresentati in questi anni con proposte più o meno valide: tali ritorni sono stati spesso complicati, talora deludenti. Non si poteva tuttavia ignorare l’uscita di Codes, il primo album solista di Anja Huwe, e non soltanto per ragioni affettive. Consideriamo, inoltre, come la stessa, in questo lungo tempo, abbia coltivato un grande interesse per l’arte visiva, producendo, fra l’altro, dipinti e disegni relativi alla complessità dell’esperienza umana e caratterizzati da un’estetica peculiare, che mescola elementi surrealisti con motivi naturali e metafore emotive e crea un dialogo profondo tra il suo mondo interiore e quello esterno: non si può sapere se questo ritorno alla musica sia effettivo oppure rappresenti una sorta di definitivo commiato a favore di altre forme artistiche, ma la qualità dei brani contenuti in Codes, realizzato insieme all’amica compositrice Mona Mur, ci fa onestamente sperare per il meglio. L’apertura di “Skuggornas” appare un po’ inattesa, soprattutto a chi abbia dimestichezza con le modalità espressive degli Xmal Deutschland negli anni ’80: troviamo, infatti, desolata armonia con note di piano e suoni avvolgenti, ad accompagnare un tristissimo testo e un mood sicuramente ‘gotico’, cui la bella voce di Huwe mostra di sapersi ben adattare. Segue “Rabenschwarz”, uscito come singolo, che si collega al passato senza riprodurlo ma colmandolo di nuovissima infernale energia: la chitarra graffiante, del resto, ci fa capire davvero tutto. “Pariah” continua sulla medesima linea mostrando, con il suo scenario suggestivo quanto tenebroso, che cosa significa postpunk nel 2024, mentre “Exit” racconta oscurità e tensione con chitarra e voce tiratissimi e con incisivi ‘rumorismi’; la coinvolgente “O’Wald” opta per una formula più misurata ma non meno inquietante e lo stesso può dirsi per la successiva “Zwischenwelt”. Delle restanti tracce, menzioniamo la conclusiva “Hideaway”, perfetta per un finale onirico, qua e là vagamente rarefatto.