Nimue rappresenta l’esordio di questo talentuoso quartetto di Belfast, eppure l’ascolto delle tre estese tracce che lo compongono attesterebbe una ben più corposa carriera; ognuno dei componenti vanta precedenti esperienze, ecco che il quadro si delinea con maggior nitore. Durata complessiva che si attesta sulla mezz’ora, nessun calo di tensione da rilevare, un impianto strumentale solido, caratterizzato da ascese imperiose che si alternano a pause di calma (apparente), quasi un rifiatare prima di riprendere il lungo cammino della redenzione. Il black metal che si appropria di istanze post e shoegaze, “A pile of stones upon her grave” è magnifica non solo nel titolo che ne attesta i contenuti dolentissimi, il lamento della chitarra cerca conforto nella sezione ritmica che si tiene quasi in disparte, la voce narrante evoca la Dama del Lago, Nimue alla quale l’opera è intestata, a metà durata il complesso impone un’accelerazione imperiosa sottolineata da lamenti ed urla, la carica finale che ci porta dirimpetto la Morte. L’impatto di “The mourning star” e di “A silent frequency” è tale che ogni singola frase evoca immagini dal forte contenuto simbolico: ogni brano è in fatti accompagnato dal relativo video, curato dalla cantante, violoncellista e batterista Anaïs Chareyre-Méjan, che del complesso è anche direttrice visiva. Inscindibile è la visione dall’ascolto, lentamente si viene calati nel contesto narrativo accompagnati dal suono ora possente, ora più contrito esibito dal gruppo. Entrambe mostrano impianto solido sostenuto da un percussionismo imperioso e da chitarre vivaci, alle quali gli interventi del violoncello attribuiscono una marcata valenza antica, la prima è più introversa, la seconda più epica e corale. Nessun punto debole, prendiamo commiato nella speranza di ricevere presto ulteriori nuove.

Nathan Irvine: piano, chitarra solista

Andy Ennis: basso, voce

Anaïs Chareyre-Méjan: violoncello, batteria, voce

Bryn Mills: chitarra, cori