Opera collettiva, definizione che ritengo più appropriata dell’esausto “supergruppo”, tale è l’esordio del progetto ECR.LINF (“Ecrasez l’infame”, come suggellava le sue lettere Voltaire, “schiacciate l’infame”), quintetto parigino che allinea membri di Demande à la Poussière, OPHE, Svart Crown, Jarell, No Return e Hyrgal, e che traduce tutta l’urgenza narrativa della quale è capace in otto tracce (più la breve conclusiva “Feu pâle” che non giunge al secondo minuto di durata) ottimamente strutturate, potenti ed incompromesse, espressione di tecnica eccelsa ma mai debordante. Capaci di sorprenderci, come in “La Danse des Crânes” ove, sul finire di brano, fanno entrare in scena la fisarmonica di Adrian Iordan, suggellando così il legame che li incatena alla loro terra d’origine, senza per questo apparir didascalici, come di ingrossare il suono fino a dispiegare una inaudita violenza (“Le Royaume du Vide”). Ma gli intenti incompromissori erano già stati dichiarati apertamente nella ferocissima apertura affidata a “Le désespoir du Prophête”: la volontà conclamata, e comune a molti colleghi (sopra tutto loro connazionali), di andare oltre il black metal, di infrangere i suoi canoni senza rinnegarli, rielaborandoli nell’ottica di una visione più ampia ed articolata. Non solo violenza, non fine a sé stessa, bensì funzionale all’urgenza narrativa richiamata poco sopra. Il brano è accompagnato da un video assai coinvolgente che traccia il manifesto concettuale di Belluaires, il quale disco si giova della produzione di Edgar Chevallier (Lower Tones Place Studio). Osservanza hardcore, furia post black, accecanti inserti di rumore algido, velocità e pause di riflessione che allargano lo sguardo disincantato sulle miserie umane (la desolata/desolante “Missive”), Belluaries si inserisce nel novero vasto di opere afferenti a complessi affiliati alla My Kingdom Music e portatori di una prospettiva personale e rivolta all’innovazione, non necessariamente ancorati ad un unico genere di riferimento. E che richiedono, anche all’ascoltatore, una buona dotazione di disciplina (i sette minuti di “Valetaille”).

“Ogni uomo di buona volontà è chiamato a lottare per la tolleranza e la giustizia della religione naturale, una religione governata da un Dio aconfessionale, senza dogmi, che rende inutili le cerimonialità e che punisce i malvagi e remunera i buoni, come un giudice giusto.”