Questo disco è uscito nel 2023, un anno fa ed oltre. Seppellito sotto una coltre di successive pubblicazioni, una deflagrazione di minuscole particelle destinate per la loro quasi totalità a disperdersi nel vuoto cosmico dell’inutilità. Che distraggono. Ma noi non ci lasciamo irretire.

Dovremmo ignorare Colors, allora, solo perché tanto tempo (!) è trascorso? Commetteremmo un peccato, un errore madornale d’incomprensibile portata. Perché della buona musica, di quella fatta bene, non ce ne è mai a sufficienza.

I minDance sono un quartetto proveniente da Campobasso, sono giunti al loro secondo disco, sono ottimi musicisti, di loro non si sa molto, e nemmeno è così scontato reperire notizie, tracce, indizi. Discrezione esemplare. Potrei giocarmela facile, e citare i Porcupine Tree. O sancire che si possono facilmente riscontrare elementi, scorie di prog scandinavo, tra le sette canzoni che innerbano Colors. Scontato, direi, invece invito più volonterosi, li sollecito proprio, ad informarsi, ad indagare. A me piacciono quando fanno emergere una vena più oscura, quel proto hard dark che da sempre pungola la mia curiosità. Che non è predominante, tutt’altro, si intravede qui e là, sapientemente occultato, ma all’uopo tratto dall’ombra. Funzionale ad una narrazione attenta, adulta, consapevole, la strada perigliosa e difficoltosa intrapresa dai quattro, che l’affrontano dotati di scorte di bucolica dolcezza (non sdolcinata!) che parrebbero distogliere l’attenzione, ma commetteremmo l’ennesimo errore, si ascolti l’articolata “Hypgnosis” che tende un filo sul quale tengono l’ascoltatore in bilico tra sogno e realtà. Un suono che trae ispirazione dal passato, ma che ad esso non è perniciosamente avvinto, moderno ed illuminato.  Poi nel finale si liberano da vincoli concedendosi ad urgenze più sperimentali, prendendo congedo con l’enigmatica (come la copertina) “Namastè”.

Tonino Marchitelli: voce, tastiere

Gianluca Vergalito: chitarre

Peppe Aloisi: basso, voce, sintetizzatori, rumori

Massimo Cosimi: batteria