Potrebbe trattarsi dello sfogo solista di Micheal Bouvet degli Arms Of Tripoli, in libera uscita dal gruppo principale, ovvero di un progetto dai propositi più definiti, chissà… I titoli dei singoli episodi, alcuni dei quali alquanto bizzarri, ma approfondiremo, lascerebbero supporre che 001 si configuri in realtà proprio come una divagazione, uno po’ di divertimento, tanto per far apparire il post rock meno serioso di quanto vorrebbe. Che poi, con post rock cosa vogliamo intendere? Il disco è lungo, dodici tracce per oltre un’ora di intrecci strumentali tra la chitarra di Bouvet, il basso di Gabriel Lewis e la batteria di Ben Pablo, abili nel contrappuntare melodie ariose che caratterizzano il lavoro, chissà se influenzato dalla provenienza del gruppo, dichiarata in Los Angeles. Pur trattandosi di debutto, si riscontra una spiccata maturità esecutiva che lima le autoindulgenze proprie del genere ricorrendo, anche in buona misura, ad ingredienti indie/math. I titoli, vero! Che dire di “This is not a math rock song, this song is Sunday bloody Sunday”? La chitarra apre il pezzo con begli arpeggi sui quali insiste la sezione ritmica, un brano apparentemente spigliato e sbarazzino, in realtà attraversato da una vena di melancolia mattutina, di quei principi di giornata domenicale che si preannunzia annoiata. Sorpresa, circa a metà brano appare il violino, planando leggero sull’anima inquieta. Un piccolo colpo di genio. “Energy Vampire Energy” ingloba sentori brit (Durutti Column? The Smiths? Chissà), a “Let’s all go to the lobby”) manca solo… la parola, “Yes, finally. Wait, no” mette a dura prova la nostra tenacia, otto minuti e più di espansioni sonore a tratti possenti, altri più pacate, in un’alternarsi continuo di umori. Cito anche “Everything is technically post-Slint”. Già, gli Slint. E qui chiudo, avete già capito tutto.