Se con ‘Aware‘ avevamo amato l’incredibile energia di pezzi come ‘Jump into your Heart’ e ‘Inca’, con chitarra e batteria a sostenere tutto il discorso, le sonorità che già si annunciavano nella title track del loro primo FL e, tanto più, nel maxi-singolo successivo ‘Nightmare’, ricompaiono in ‘Timewave’, un disco che testimonia la piena evoluzione dei TAT verso l’elettronica ottantiana, nel quale soprattutto synth e basso vi trasportano in una dimensione meno immediata ma, sicuramente, più matura.

Formatisi a Prato nel 2013 per volontà di Matteo Cecchi (basso, voce, synth) e Claudio Pinellini (chitarra, synth), come si legge nella loro bio ufficiale, è con l’entrata di Francesco Ciulli alla batteria nel 2014 che i TAT si dichiarano apertamente come band post-punk e nel 2015 danno il via al sodalizio con l’etichetta svizzera Swiss Dark Nights, cui sono legati ancora oggi.

Nel 2019, dopo un EP (‘Know yourself‘), un FL (‘Aware’), più di un centinaio di concerti in Italia ed Europa e l’ingresso in formazione di Lorenzo Cantini ai synth e tastiere, i TAT si prendono una pausa di riflessione. Torneranno a distanza di tre anni con un maxi-singolo, portando in primo piano l’elettronica dei sintetizzatori e delle drum machine che, insieme al basso, saranno anche gli attori protagonisti del nuovo album.

Registrato, mixato e masterizzato da Leonardo Magnolfi presso El-Sop Recording Studio di Firenze, ‘Timewave’ è un disco introspettivo, dove la vena darkwave emerge nelle atmosfere create dai synth, dal basso e dalla malinconia dei testi, che parlano di auto-isolamento, depressione e alienazione, frutto di un’esperienza che purtroppo ci ha visti tutti coinvolti.

L’Intro strumentale è – come dice la band stessa, “l’accensione di una navicella spaziale pronta a farvi viaggiare”, seguita da ‘Timewave’, un pezzo incentrato sulla ciclicità del tempo, con sonorità che per velocità occhieggiano un po’ al passato seppure, ovviamente, non con la stessa veemenza.

Poi, ‘Nightmare’, qui in versione remixata e rimasterizzata rispetto al singolo del 2022, e ‘Darkside’ – una delle mie preferite – che afferma il nuovo stile della band grazie ai synth e a una batteria elettronica costantemente impegnati in un dialogo oscuro e rarefatto.

Il dolore presente in certe relazioni umane si dispiega in ‘Crystal Ball’, con il basso che segna il ritmo pur restando minimale mentre, nella traccia successiva, altro pezzo che adoro, ‘Haze of Lies’,

la sua distorsione, insieme a una chitarra e a un synth che sottolineano il senso di estraneità verso una realtà assurda e ipocrita, spalanca le soglie dell’alienazione. 

‘Galaxies’ è il perdersi nello spazio siderale di una solitudine che è al contempo malattia e cura, seguita da ‘Vampire Bite’, con una voce che sembra provenire da un mondo altro e che prelude a ‘S.O.F.T.’, ultimo brano del disco, un inno “alle seconde occasioni”. Il suo stile new-wave/darkwave conclude in maniera classica, ma originale, un lavoro apprezzabile anche per chi prova una certa nostalgia per la carica “no filter” che i TAT hanno sempre portato all’ascolto.