Flowers for Ghosts è l’ultimo disco di una band che, se non proprio storica, senz’altro ha fatto parte del passato di molti di noi. L’attività dei Christabel Dreams è ripresa, in effetti, solo da qualche anno, dopo oltre un decennio di silenzio: nei primi anni 2000, essi avevano mosso i primi passi nella scena dark italiana e si erano presto guadagnati l’interesse degli addetti ai lavori. Divergenze artistiche avevano poi separato le strade di Emmanuele Viola, Christian Gatti, Federico Viola e Francesco Mignogna fino all’atteso ritorno, nel 2021, con l’album Our Kind of Place, puntualmente segnalato sulle nostre pagine. Quest’anno, entrati nella scuderia della SDN, Emmanuele Viola, Gatti e Mignogna si ripresentano con un disco che di certo non è soltanto un’operazione nostalgia: abbandonata la lineare e orecchiabile vena wave alla base di Our Kind of Place, in cui il sound della classica new wave italiana stile ’80 trionfava ancora una volta, i nostri hanno oggi confezionato otto brani elettronici di impronta decisamente oscura, sicuramente meno orecchiabili e più complessi, seppur sempre legati, con molteplici fili, a quella tradizione. Basso e tastiera sono il cuore compositivo della musica di Christabel Dreams, le ritmiche decise ed energiche ne ‘scandiscono’ le modalità e la voce di Gatti appare all’altezza, con tonalità limpide e introspettive che ben sanno esprimere spleen e preziose malinconie. Vediamo l’opener “Pigs”, che include tutte le caratteristiche fin qui elencate: la bellissima tastiera sforna una delle melodie più riuscite, Gatti, in formissima, regala sobrie ma sconfortate tonalità e il sax della seconda metà è l’autentica ciliegina sulla torta. “My Favourite Sin” esordisce quindi con basso e ritmo incalzanti che si uniscono all’impeccabile trama elettronica: l’atmosfera notturna e il canto meditativo richiamano irresistibilmente Echo & The Bunnymen; “Never Alone” punta sul rafforzamento del ritmo per lasciare via libera all’inquietudine fino al ripiegamento ultimo. Troviamo poi “Acid Rain”, uno degli episodi più adatti al dancefloor insieme alla seguente “The Living Dead”. Delle restanti tracce menzioniamo soprattutto la conclusiva “New Year’s Eve” e il suo nostalgico clima ‘vintage’ le cui fosche tinte crepuscolari rappresentano la più degna chiusura di un disco pieno di spunti e di ricordi.