Gli svedesi Gallows’ Eve hanno pubblicato nel 2024 il debut album 13 Thorns, che contiene tredici tracce di purissimo gothic rock e, per questo, ha attirato l’attenzione dei nostalgici e anche la nostra. In attività dal 2021 circa, il gruppo è composto da Andreas Lundberg , Tommy Falk e Bo Hendrik Persson – si noti la presenza di due chitarre! – ben conosciuti nella loro area geografica: il sound può prestarsi a qualsiasi tipo di paragoni, di certo tutti giusti, ma l’energia dei riff e la freschezza dell’ispirazione non si possono non riconoscere, per cui, invece di almanaccare, appare preferibile andare incontro alla loro musica. Si comincia con la cupa title track, ove esordio ‘sinistro’, chitarra e ‘vocione’ naturalmente non fanno difetto ma nemmeno la veemenza, che li renderà idoli di ogni concerto. Il secondo brano, “Lullaby”, rimane impresso praticamente dopo un solo ascolto: il riff di chitarra, degno dei migliori 69 Eyes, e l’impostazione complessivamente orecchiabile, oltre al carisma innegabile del frontman Lundberg, ne fanno una potenziale hit del genere; in “Born to Die” la chitarra brilla fin dalle prime note e il piano arricchisce – e, forse, ‘imbarocchisce’ un po’ – il contesto, ma anche il basso, sempre a cura di Lundberg, fa decisamente il suo dovere. Poi, in “Black Rose” la ritmica rallenta in direzione di una formula più ‘meditativa’, che tuttavia risente della ‘sovrabbondanza’ dell’arrangiamento, mentre, poco più avanti, in “Just Like Us” ritroviamo il pezzone da live, sul quale ballare fino allo sfinimento; “Death Magic”, uno degli episodi migliori, unisce suoni oscuri, ritmo sostenuto e pathos vocale in un amalgama ‘gotico’ ideale. Delle restanti tracce, obbligatorio menzionare “Oneirocide”, orecchiabile e ariosa e con chitarra pregevole, e la conclusiva “To the Lighthouse”, che chiude con brio e vivacità un disco piacevole, perfetto per i fan di 69 Eyes e Lacrimas Profundere ma anche per altri.