Lindy-Fay Hella è soprattutto conosciuta per la sua collaborazione con i mitici Wardruna, ma in realtà è una musicista di notevole spessore che si è affermata in campo sperimentale. Oltre al lavoro come solista, Hella ha contribuito a molti progetti in ambito folk/metal: con la sua straordinaria voce, adatta ai più svariati stili musicali, ha potuto servirsi anche del kulning, tecnica di canto tradizionale tipica della Scandinavia usata principalmente per richiamare gli animali, integrandola nella sua musica in modi innovativi. Di recente è uscito Islet, secondo album del collettivo composto da Lindy-Fay Hella e Dei Farne: quest’ultimo è un progetto sperimentale con musicisti norvegesi attivi nella scena elettronica, tra i quali Roy Ole Førland e Ivor Sandoy. Islet rispecchia scelte ben precise: la creazione di sonorità talvolta eteree, talvolta ambientali e astratte ma senza sdegnare le ritmiche vivaci, spesso mescolando elementi della tradizione norvegese con approcci moderni ed elettronici e mantenendo un focus particolare sull’atmosfera e sull’emozione evocata attraverso il suono; la voce di Hella, poi, fa il resto. I nove brani sono stati concepiti in tempi di pandemia e, per questa ragione, sono stati confezionati a distanza con l’aiuto di sintetizzatori e programmazione: naturalmente è stato osservato come l’esperienza dell’isolamento ne abbia influenzato moltissimo gli scenari. L’opener “Sintra” fa riconoscere quell’ispirazione ‘nordica’ che accomuna Hella ai Wardruna e frutta bellezza e suggestione. La seguente “Dark Water”, pur rimanendo nella sfera folk, si orienta verso suoni più ‘moderni’, avvalendosi, per altro, di una vivace ritmica tribale, mentre “Whisper” è, in effetti, diversa, a partire dalle tonalità vocali a tratti profonde, quasi arrochite, in alternanza con parti corali di tutt’altro colore e con un arrangiamento in prevalenza elettronico; in “Low Water” compare invece la nyckelharpa di John Stenersen, che ben si abbina al vibrante contesto. Poi, la struggente “Slowly the Light Dies Out” è un vero pezzo di bravura di Hella e “Like the Star” si arrende alle visioni tra il dark e l’ethereal che sono andate fin qui dilagando. Delle restanti tracce, menzioniamo la conclusiva “The Fluttering Sail” che un po’ riassume lo spirito dell’album, unendo elettronica e strumenti tradizionali all’estatico canto di Hella, per un finale ricchissimo di pathos.