Notte dark il Venerdì Santo scorso al Kino Šiška di Ljubljana, ottima venue slovena presso la quale, dopo cinque anni, ritornano gli She Past Away, il duo post-punk/ darkwave turco nato nel 2006 a Bursa dal cantante e chitarrista Volkan Caner e dal bassista İdris Akbulut, quest’ultimo poi uscito dalla formazione che, invece, ha visto l’entrata del produttore e tastierista Doruk Öztürkcan.

Un EP di debutto e tre FL, gli She Past Away rappresentano il goth più classico, in stile  Sisters, Cure, Clan Of Xymox & Co.

She Past Away – foto di Lady Vardalek

 

Arrivo in anticipo a Lubiana con un’amica e la passeggiata in riva al fiume con annessi dolcetto e tè caldo da ‘Cacao’ ci sta tutta. La capitale della Slovenia per noi di Trieste è vicina e offre sempre serate musicali interessanti, perlopiù al Kino Šiška e all’Orto Bar. Come dice il nome, il Kino è un ex-cinema trasformato in sala concerti. Dotato di un comodo parcheggio antistante, ha anche un bar nel quale si può bere ottima birra.

Per l’occasione, oltre ai local, si sono mossi sia triestini che udinesi della scena goth e così non mancano i saluti durante il pre-show mentre la sala inizia a riempirsi.

eat-girls – foto di Lady Vardalek

L’amica e io andiamo dritte sotto il palco e poco dopo le otto, come da programma, la serata inizia con un trio francese, gli Eat-Girls.

Giovanissimi di belle speranze provenienti da Lione, Amélie, Elisa e Maxence regalano a un pubblico vario per età e non solo “in nero” quasi un’ora fra post-punk, coldwave, kraut e dub dalle riminiscenze gordoniane e, a tratti, vagamente siouxsiane, con un bassista di indubbio talento, in una performance che prende il volo soprattutto nella seconda parte.

Gli Eat-Girls sono decisamente una band interessante, che lascia ben sperare in quanto a evoluzione musicale.

eat-girls – foto di Lady Vardalek

 

Verso le 21.30 cambio palco ed entrano She Past Away accolti calorosamente dai presenti; parte ‘Durdu Dünya’ dall’album Disko Anksiyete (2019), seguita da ‘Katarsis’ (Narin Yalnizlik, 2015) e dalla title track dell’ultimo full-lenght citato prima per proseguire, poi, con ‘Asimilasyon’ e ‘Ritüel’ (Belirdi Gece, 2012) uno dei brani che, insieme a ‘Ruh’ e ‘Kasvetli Kutlama’ li ha resi famosi.

Nella setlist l’alternanza fra i tre album è ben calcolata, coinvolgente, e dopo l’ultima canzone, ‘İnsanlar’, i nostri lasciano il palco, ritornando poco dopo per l’encore con ‘Bozbulanık’, ‘Monoton’ e ‘Hayaller?’.

She Past Away – foto di Lady Vardalek

La formula, ormai, è collaudatissima: live ci sono la cupa voce di Volkan e la sua chitarra; il resto lo fanno le basi di Doruk che ogni tanto estrae le bacchette dalla tasca posteriore dei pantaloni per sferrare un paio di colpi al drum pad.

Eppure, anche se l’esecuzione mezza in playback dopo un po’ potrebbe annoiare, complici l’ottima acustica del posto, la professionalità dello staff e il light show che amplifica l’oscurità della musica, mi lascio trasportare ancora una volta indietro nel tempo dalle sonorità che gli She Past Away, cultori e, in qualche modo, eredi dei grandi classici Anni Ottanta, ripropongono in chiave attuale, dando un tocco di originalità in più grazie al cantato in lingua madre e non in inglese.

She Past Away – foto di Lady Vardalek

Una caratteristica, quella delle liriche in turco, che non ha importanza secondaria se pensiamo che anche i conterranei Ductape, cresciuti nella vivace scena darkwave di Istanbul, seppure più originali  sotto l’aspetto musicale, fanno in parte la stessa scelta.

Insomma, quello di She Past Away è stato un concerto piacevole, perfettamente in linea con le aspettative, anche se spero che il duo trovi in futuro un modo per spezzare il cliché e si avventuri oltre l’ortodossia di genere.