Ci hanno fatto attendere un bel po’, ma alla fine è arrivato: Aeon è il secondo album dei napoletani Silentways e riparte dall’attitudine e dall’ispirazione da cui era nato il precedente Silentways. La line up ha subito dei rimaneggiamenti, ma le suggestioni non sono cambiate e se la formula è sempre la stessa, vi si percepisce comunque una raggiunta maturità: il basso importante è abbinato a elementi darkwave, a fluide note di chitarra e a raffinate tessiture ‘sintetiche’; la voce di Lynch sembra aver acquisito ulteriore ascendente in un’efficace alternanza di malinconia e sensualità. La bellissima title track esordisce in modalità tenebrosa, con un synth vagamente sinistro che prelude a uno sviluppo drammatico: la ritmica, poi, si intensifica e interviene una chitarra che emoziona quasi quanto la voce della frontwoman, tormentata ma anche limpida e rigorosa. Subito dopo, “Thirst” ripropone canoni darkwave tradizionali e canto introspettivo e accorato mentre “A Red Thread” opta per sonorità più sostenute e un ritmo più serrato, strizzando l’occhio al dancefloor, ferma restando la parte vocale, stavolta maggiormente incline alla seduzione; “Entry” adotta un clima oscuro e desolato, con l’avvicendamento delle voci – notevole il contributo di Michele Mozzillo! – che consacra l’acme del pathos. Troviamo quindi il basso penetrante e la chitarra ‘goticheggiante’ di “Ice”, prima che “Crush” riporti al centro una melodia accattivante sorretta dalle più suggestive tonalità canore. Infine, bypassate le sfumature eteree ma ben articolate di “Awaken”, “Dusk” conclude con note sognanti ma profondamente malinconiche, oltre che con il canto carismatico della bravissima Lynch, un album decisamente convincente.

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