Some Like it Goth! / Aprile 2024

Riesumo la rubrichina dopo alcuni mesi di silenzio, era dicembre dell’anno trascorso, oggi che scrivo è il 25 aprile, ma pare che il Tempo si sia fermato ad allora, nembi scuri adombrano il cielo e fa, decisamente, freddo. Non che mi dispiaccia, ma le continue lamentazioni della restante humanità mi costringono ad una alquanto opportuna ritirata.

Diamo inizio alle danze (non a caso) con Hex, recente disco lungo dei pop gothsters Metamorph, raccolta di otto tracce originali più tre manipolazioni nel segno di un goth leggiadro ben descritto dalla voce sensuale di Margot Day ed articolato a dovere dal fidato Erik Gustafson. Piacciono “Witchlit” e “Woo Woo” che già avevamo ascoltato come singoli, oltre alle quali va segnalata la mia preferita, la delicata “Raining roses”, lenta marcia funerea accompagnata da una discreta chitarra e da lievi tastiere, un piccolo classico underground che nobilita il termine “ballata”. Disco disponibile via Distortion Productions promozionato da Moon Coil Media di William Zimmerman.

Ed a proposito di Christian Death, recente è l’annuncio di un tour che li vedrà ancora una volta presenti in Italia, ma perché li citiamo? Ecco che si palesa l’ombra lunga del buon William Faith. L’esperto ex… (no, niente c.v., chi legge VS non può non conoscerlo!) si è occupato della masterizzazione di Fading into this Grace dei veterani Date At Midnight, disponibile dal 3 maggio via Manic Depression Records/Metaversus PR. Un ritorno all’altezza della loro meritata fama, fieramente ancorato al death rock più puro, come ben esplicato dal brano che si assume l’onere di rappresentarlo, il singolo “Another grace”: interazione perfetta fra gli strumenti, con basso che rimbomba minaccioso rispondendo alle urgenze della batteria, chitarra ischeletrita e voce declamatoria. Fading into this Grace può fin d’ora legittimamente aspirare alle vette delle classifiche d’un anno ancora da disegnare.

Dalla fervente e mai doma scena sotterranea statunitense emergono i Sister Kill Cycle, quintetto devoto ad un dark hard rock influenzato dal goth più virile, con rimandi evidenti a quanto esposto dal Reverendo Manson, si noti la mise del band leader Raven Chain, colui che ha dato il via al progetto nel 2001 dando seguito alla sua precedente esperienza con gli INRI-1991. Il singolo “Kancel Culture” poggia su un suono che anni fa avremmo definito moderno, innerbato dal nu metal e diretto dalla voce di RC, il quale si trova a suo massimo agio tra le torbide atmosfere evocate dalla canzone, ben prodotta e decisamente intrigante. Blood. Money. Death è di fatto una raccolta che compendia materiale già pubblicato, in vista un disco di inediti l’uscita del quale è prevista per la fine del 2024.

E chiudiamo con una candidata autorevole a next big thing (per poi vantarmene con un “ve lo avevo detto!”), gli Zetra che tanto giovanotti non sono, ma dei quali non molto si conosce. Un duo con base in Albione del quale avevo apprezzato la versione di “Burn” dei The Cure, omaggio non scontato a Robert Smith e compari, che a breve rilascerà l’omonimo debut, via nientemenoche per Nuclear Blast. E la di fatto major tedesca tiene a cuore le sorti di questo progetto nato (come tanti altri) all’epoca oscura delle serrate pandemiche ed autore di un dark rock davvero intrigante. Ascoltate la gradevolissima “Starfall” che vede come ospite alla voce Serena Chery degli Svalbard, brano che sto trasmettendo in heavy rotation che, pur non rappresentando alcunché d’innovativo, possiede un formidabile appeal radiofonico. Oltre alla Cherry, annotiamo altri interventi illustri (Kælan Mikla, Unto Others). Di seguito il video di “Sacrifice”.

Hadrianus:
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