Considerati i portavoce del postpunk revival in Canada, gli Spectres hanno di recente pubblicato un album che vale decisamente la pena ascoltare: Presence offre infatti una versione moderna e accessibile della tradizione ’80, utilizzandone ogni attitudine e alternando la ritmica tipicamente scandita dal basso cupo a passaggi malinconici e sognanti che fanno venire in mente gli Smiths dei tempi migliori, nonostante si percepisca l’influsso delle sonorità legate al punk e al death rock che hanno caratterizzato la prima produzione della band. Non secondario il ruolo del frontman Brian Gustavson, dotato, a dire il vero, più di carisma che di potenza vocale, tuttavia estremamente espressivo. Si comincia con la strumentale title track, che inizia con un contesto onirico a tinte shoegaze, preferendo poi compatti suoni rock. La seguente “The Old Regime” opta per un pop-scenario malinconico con accattivanti note di chitarra mentre “AM Gold” fa palese riferimento a sonorità postpunk del passato, sulle quali emerge il canto di Gustavson in grande spolvero; “Justice And The Cross”, uno degli episodi migliori, evoca gli Smiths, oltre che nell’armonia di basso e chitarra, anche nelle tonalità vocali e lo stesso può dirsi, poco dopo, di “Waiting” o, ancora, di “One Day”. Troviamo quindi le ampie – forse eccessive – concessioni al pop di “Real World” che scivola occasionalmente nella banalità ma “Dominion” torna a energici suoni postpunk pilotati dal bel basso sostenuto. Delle restanti tracce menzioniamo la conclusiva “Start Again” che chiude all’insegna del passato e con una chitarra elegante e incisiva un album che merita di essere scoperto.