Che da un po’ di tempo a questa parte gli dei siano particolarmente benevoli nei miei confronti ho iniziato a sospettarlo vista la frequente possibilità di dialogare con musicisti e produttori, ma, se vi dicessero: “Stasera parteciperai a una serata perfetta in una location degna del miglior folk-horror, organizzata da chi ha fatto un consistente pezzo di storia nella scena underground italiana; vedrai live tre band a livello nazionale e internazionale, godendoti poi un dj set e la compagnia di persone fantastiche…” Be’, mettetevi nei miei panni, non pensereste di star per varcare la soglia di una realtà parallela?

Questo è successo la notte di sabato 13 aprile presso l’Associazione Ekidna: l’entrata in un altro mondo.

Ekidna – foto di Lady Vardalek

Un mondo che, come certi animali strani, temiamo sia in via d’estinzione e che, invece, nonostante la barbarie dilagante, si mantiene vivo grazie a pochi, veri appassionati.

Un mondo nel quale il tempo scorre diversamente, la gentilezza e l’accoglienza sono reali e la musica rivela esattamente chi siamo.

Ma andiamo con ordine.

Noto come “formichiere spinoso” l’Echidna, che prende il nome dall’omonimo personaggio mitologico mezzo donna e mezzo serpente, è un mammifero oviparo che assomiglia a un istrice con il becco. Insomma, al pari dell’Ornitorinco e rispetto agli altri animali, è un freak, un mostriciattolo nel quale convivono i tratti dell’eccezionalità. Un outsider un po’ scontroso e dalla “capigliatura” ispida.

L’Echidna è punk. L’Echidna è goth.

L’Ekidna, associazione attiva dal 1998 sul fronte della cultura underground, è anche una ex scuola per piccoli Balilla. Una diroccata house of discipline del 1931 che, grazie a una meravigliosa Nemesi, viene poi ristrutturata e trasformata in spazio concerti e dal 2009 ospita, fra le varie attività, le serate ‘Grotesque’ di Gianfranco Righetti.

Sempre attento a proporre selezioni di altissima qualità, Righetti ci ha regalato una serata davvero unica, tanto più essendo dedicata alla memoria di un suo amico, Marco Sabattini, aka “Trash”, poli-strumentista, cantante e performer recentemente scomparso. 

Vedete, quando sono partita da Trieste alla volta di Modena ero contenta per mille motivi: stavo andando al debutto live del nuovo progetto di due cari amici, Alessandra e Michele, i Varg I Veum.

Varg I Veum – foto di Lady Vardalek

Mircalla, poi, mi aveva acceso una spia d’interesse per i tedeschi Tilly Electronics che, lo confesso, non conoscevo e sono stati una bellissima scoperta. Abbiamo scambiato due chiacchiere dopo il sound-check durante le quali Anybody (“lei”) e Anyone (“lui”), che provengono da Lipsia, mi hanno raccontato di aver iniziato il loro progetto circa cinque anni fa per divertimento, senza sapere dove questo li avrebbe portati. Organizzavano eventi nei club ma dopo alcune canzoni e qualche concerto si sono decisi a perfezionare l’aspetto scenico, sviluppando la loro performance con i costumi, fino a creare la ‘glitter wave’, un genere nel quale esprimono la loro passione per la disco Anni Ottanta, l’EBM e il synthpop, con l’idea di creare qualcosa di nuovo, qualcosa da ricordare.

Uno show diverso dagli altri, che intrattiene a più livelli. Presenti nella scena europea come un “bagliore nelle tenebre” – così dice Anybody – durante le loro esibizioni mirano a raggiungere una alto livello di connessione con il pubblico, liberando una notevole carica di energia … Ovviamente glitter!

Tilly Electronics – foto di Lady Vardalek

Come se non bastasse, avrei rivisto anche i Polina Suffer, già adocchiati al Colorificio Kroen di Verona come opening act dei Ductape.

Amici di lunga data e con gusti musicali molto simili, Tommaso e Beatrice si ispirano alla minimal wave/coldwave francese – Les Visiteurs du Soir, Bunkerstrasse, tanto per citare un paio di band rappresentative – e alla darkwave classica, con riferimenti che vanno dagli She Past Away al post-punk/gothic rock dei The Birthday Party.

I Polina Suffer – il nome della band, mi avrebbe detto Tommaso, viene dal libro di un autore francese, Pierre Jean Jouve, che scrive “Paulina 1880”, romanzo nel quale la protagonista è scissa tra passione, morte e devozione religiosa – stanno lavorando al nuovo album. Dopo un disco (Agonia Market, autoprodotto, 2023) incentrato sull’eros, la tristezza e, quindi, su emozioni “pesanti”, sarà l’occasione per parlare della rabbia come forza positiva, rigenerante.

Non da ultimo, mentre salivo sul treno mi dicevo che ero felicissima di incontrare “un pezzo di storia”, perché Gianfranco Righetti è anche questo. Molti di voi lo conosceranno già per essere un dj storico della scena underground, nonché organizzatore di eventi e membro fondatore di numerose band postpunk e deathrock italiane, tra le quali i Thanatos e i Dead Inside.

Sicuramente, però, non immaginavo che, grazie a lui, avrei vissuto qualcosa di irripetibile.

Ecco, considerati l’atmosfera del posto, le persone e tutto quello che succedeva intorno a me, compreso il cibo buonissimo, la condivisione con le band, il sentirsi a casa (grazie Nico, ancora un bacio alle libellule), mi era stato chiaro molto presto che per rendere giustizia all’esperienza carpigiana mi sarei dovuta dimenticare di fare un live report “standard” semplicemente perché, anche prima della musica, era tutto assolutamente fuori dall’ordinario.

Ma se, da un lato, potevo immaginare di rimettere il cappello dello scrittore per raccontarvelo, dall’altro, come avrei potuto pensare che, quella notte, con noi ci sarebbe stato anche Trash?

Dopo un po’ che scrivi di musica, se hai capito vagamente come funziona, parli di una serata cercando di enfatizzare i momenti che ti sono sembrati più intensi. Guarda caso, sono quelli con i pezzi che tirano di più.

Però ve l’ho detto: questo non è un live report “standard” e io sto cercando di portarvi con me in un’avventura incredibile nella quale tutti noi abbiamo, più o meno consapevolmente, officiato un rito.

Quanta intelligenza, quanta sensibilità bisogna mettere in campo per comporre un saluto corale attraverso una festa nella quale i musicisti e il pubblico si scambiano quanto di più bello possono dare e ricevere e tu, se ascolti, forse intuisci chi può essere stato colui che “non c’è”?

Polina Suffer – foto di Lady Vardalek

Gianfranco Righetti, dal mio punto di vista, è riuscito a fare proprio questo, costruendo una sequenza nella quale il rispetto del cartellone rifletteva una storia: dalla rabbia creativa dei giovanissimi Polina Suffer in tesissima ricerca di risposte al solenne passaggio dei Varg I Veum, i Lupi nel Santuario che galvanizzano il nostro bisogno di un’armonia nel caos, per concludere con il glitterato coinvolgimento totale dei Tilly Electronics. Alla faccia del corpo che muore: Anyone and Anybody trascinano chiunque oltre la barriera fisica e quando Anybody, alla fine, mi ha chiesto: Hai capito cosa facciamo?  io ho risposto: Sì, voi indossate la maschera dello sciamano. E con voi, noi lasciamo cadere la maschera.

Tre band, tre coppie maschile/femminile, tre diverse età come nell’enigma della Sfinge. Una visione saggia, disincantata, poetica, del percorso umano.

Esci, offriti in pasto, crea la tua identità, cerca l’altro, danza, muori. Una metafora che ci riguarda tutti, un’occhiatina al di là del buio, del fumo, del contesto e del palco – l’intera casa viveva nella musica e noi con essa, ma stavamo dicendo addio a qualcosa o qualcuno… – una cura al millimetro, sia sotto l’aspetto del suono che dell’atmosfera.

Mai una sbavatura, un cedimento, anche nel momento del parossismo era tutto perfetto nel suo essere immediato, coerente, fuori dal tempo o, talmente dentro, da cancellare per qualche ora il confine fra vita e morte.

 

Tilly Electronics – setlist

  • Tanzen!
  • Ceci n’est pas
  • Küss mich
  • Crack
  • Was du willst
  • Bon Appetit
  • Amusement im Supermarkt
  • Tillycious
  • Face
  • Pepperoni
  • Kaffee & Katze
  • Kleidung find ich gut
  • Zack Bumm Flatsch

 

Varg I Veum – setlist

  • Varg I Veum
  • The Dim Glass
  • Withered Leaves
  • Wolf’s Bane
  • Blood Moon
  • Hoarfrost
  • The Seafarer
  • Briars

 

Polina Suffer – setlist

  • Polina, Suffer!
  • Dead Womb
  • Aesthetic Drama
  • Burnt
  • Whysteria
  • Harsh Flesh
  • Obscura et Foetida
  • Plastic Regrets
  • Desires
  • Empty State