Continua l’epopea degli Idles che, dopo Crawler, pubblicano quest’anno l’album Tangk. Se, nel precedente, già si notava una maggiore diversificazione sonora, per la presenza di elementi di elettronica e post-punk, ferma restando l’energia caratteristica della band, con Tangk i nostri sono andati oltre l’aggressività e la rabbia, lasciando infine spazio all’emotività. L’impeto, in verità, fa parte del DNA degli Idles e oggi diviene, nel canto di Talbot, veicolo di sentimenti, tanto che spesso, nei momenti più intensi, viene ‘sovrastato’ dal crescente pathos: non più solo violenza ma note e, soprattutto, parole che acquistano un’importanza sempre maggiore, ancora più ‘pesanti’ per i contenuti e i valori espressi. Si rileva, al contempo, una spiccata tendenza a sperimentare e a sviluppare forme musicali più complesse, che portano lontano dalla marcata ispirazione punk tipica dei primi ‘passi’: scelte più mature e consapevoli come annuncio di nuove suggestioni. L’opener “Idea 01” fornisce già qualche segno circa l’evoluzione subita dal sound della band: dopo l’esordio elettronico scandito da una ritmica incisiva, vi troviamo, infatti, un inatteso, delicato piano, passaggi malinconici e la parte vocale intensamente ‘patetica’, davvero molto toccante. La seguente “Gift Horse” è, però, connessa alla nota vena degli Idles, che mostrano, quindi, di non voler rinunciare alle veementi sonorità punk delle origini, mentre “Pop Pop Pop” si presenta, invece, come un brano più provocatorio che aggressivo, definito da un’elettronica vibrante. Subito dopo, “Roy” è uno dei pezzi che ci ha più colpito e, ancora una volta, non proprio ’abituale’, a cominciare dal ritmo tribale, proseguendo con l’insolito basso per giungere quindi al bellissimo canto, dolente e passionale al tempo stesso; molto riuscita anche “A Gospel”, l’unica, forse, che sa evocare una triste, crepuscolare atmosfera, resa struggente dal vocalist con sfumature che ci sorprendono e, di nuovo, il piano ad accompagnare malinconiche ‘introspezioni’; “Dancer” mostra l’idea degli Idles di un pezzo ballabile, tornando a suoni impetuosi e a tonalità vivaci con il contributo di James Murphy e Nancy Whang degli Lcd Soundsystem. “Grace” è un altro esemplare del ‘nuovo corso’, di cui vogliamo segnalare, oltre al caotico finale, l’ottimo basso e le nuances accattivanti della voce di Talbot ma “Hall & Oates” cambia ancora registro, rifugiandosi nello scatenato punk ‘usato sicuro’. Delle restanti tracce, vogliamo menzionare la conclusiva “Monolith”, minimale ma anche singolare, caratterizzata da un’armonia lenta e oscura, cui fanno da ‘coronamento’ le ultime note di sax.