L’ala epica del doom, ove si colloca Bruno Masulli, uno dei più fieri e genuini interpreti del genere, a sua volta ostinatamente autarchico ed incompromesso. Bruno attinge ancora una volta a Dante ed alla “Divina Commedia”, chiudendo la trilogia principiata con “Canto III” e proseguita con “Emperor of Hell – Canto XXXIV”, articolando in Darkness, then light nove brani (dei quali uno strumentale ove sperimenta un approccio all’esposizione che si distacca da quello adottato per gli episodi cantati) aderenti all’ortodossia epic doom metal, come “Kerberos” e sopra tutto “The harpies and the suicides” affermano con forza. Ma Masulli (affiancato da Marcello D’Anna, chitarra e basso, e dal solido batterista Michele Coppola) è Artista curioso, come attestano le sue esperienze contrassegnate dal marchio Et Signvm Erat, I Miti Eterni, Power Beyond… ed è pronto ad incorporare in ogni progetto che lo vede patrocinatore elementi che concorrono a formare un suono che, seppur non innovativo (nel doom si rispettano fieramente i canoni), sicuramente può definirsi personale. Vedasi l’apparato lirico, assai curato, con il tema fondante esposto con attenzione, plasmandolo letteralmente sul lineare e possente ordito strumentale. A tal proposito, il suono è potente, maestoso (“Antenora”), sorretto da una sezione ritmica instancabile che detta un ritmo a tratti travolgente, le chitarre emergono nitide, evitando come è uso i virtuosismi (presenti ma discreti, “Darkness, then Light” ed “Ad finem” priva di parola) ma mettendosi al servizio della narrazione, ne consegue che, seppur uniforme, Darkness, then light avvince e non presenta cedimenti. Non facile scegliere un episodio di spicco, è il contesto narrativo ancora una volta a venir preposto, come nelle grandi Opere che hanno segnato la Storia del genere, “Itinerarium Mentis in Deum” traccia un solco parallelo a The Black, e non trattasi solo di suggestione creata dal titolo in latino, anche se In Aevum Agere mostra una maggior varietà dinamica; chiude la maestosa “The Mountain of Purgatory”, doom rutilante ed altero, manifesto del genere. Giunge all’epilogo la saga dantesca, ma da un Artista come Bruno Masulli, non ci attende certo il silenzio.