Some Like it Goth! / Maggio 2024

Iniziamo il nostro giro esplorativo da Vancouver, British Columbia, Canada, base operativa dei Lodestar, duo costituito da Kate Glock (voce ed orchestrazioni) e da Jensen Rodolfo (chitarre, basso e batteria), i quali circoscrivono il genere di appartenenza al doom/gothic metal. Polaris è il terzo disco del gruppo, seguendo nell’ordine l’omonimo esordio del 2021 ed “Event horizon” del 2022. I canadesi possiedono una solida tradizione rock, in quest’ambito specifico non troppo radicata, tengono fede comunque all’approccio professionale ed attento al dettaglio tipico dei loro connazionali. Il disco conta dieci pezzi di buona fattura, brani accattivati, ben eseguiti ed altrettanto ben prodotti, con una voce ben impostata che si rileva ammaliante ma anche grintosa a seconda delle esigenze. Tutto perfetto, anche troppo, la personalità è ancora da acquisire, per ora li collochiamo nella categoria espoirs (i Lacuna Coil rimangono un indefettibile punto di riferimento), “In  this life” è la classica ballatona iper-pomp, la title-track è esercizio di stile di buona fattura, da segnalare anche la lunga “World of change” (dieci minuti), “Shooting star” ed “In this life”, terminato l’ascolto sono questi i brani che più mi hanno intrigato. Gothic/A.O.R. è l’etichetta perfetta, potenziale radio notevole. Scendiamo un po’ più a sud, Portland, Oregon. “Mistakes” è il nuovo, piacevolissimo, singolone griffato Jared Kyle Nickerson/Dead Astronauts, synth pop edificato su sonorità levigate e ritmo sostenuto ma non sfibrante, un bell’equilibrio che si muove con grazia e che costituisce una stimolante anticipazione dell’imminente, atteso nuovo disco lungo, “Ghosts”, seguito dell’ormai remoto “Silhouettes” del 2021.

Pubblicherà Cold Transmission Music. Si definiscono “nouveau post-punk troubadours” i tre Monta Ad Odds, ovvero Mikal (voce), Krysztof (baritone guitar) ed il master mind e fondatore del progetto Dedric. “Forget about you” è il classico brano che anni ed anni or sono avrebbe potuto ambire a ripetuti passaggi su MTV, piacevolissimo ed accattivante esercizio di pop sintetico, ma il post punk è stato rinchiuso nel sottoscala? Si sono affidati alla oculata Moon Coil Media, chissà che uno spazio riescano a ritagliarselo. Vengono dalla titolata Bristol (in gallese Bryste, essendo dirimpetto a Cardiff utilizziamo anche questa gloriosa lingua), i Neon Fields opportunamente accasatisi da Epictronic/WormHoleDeath Records di Carlo Bellotti. Due singoli, “Light them up” e “Meant to be” che verranno inseriti nella track list dell’esordio che recherà la stessa intestazione del trio, composto da Edward Barrett (voce, testi), Luke Russe (batteria) e da Piers Ward (tastitere e chitarre). L’insieme si è formato nel 2020, anno spartiacque dei destini di tutti noi, ed ora ricupera le perte de temps anticipandoci queste due testimonianze di un talento ancora da coltivare, ma già avviato a piena maturazione. Assai rarefatta “Meant to be”, caratterizzata da un bel tappeto strumentale assai intrigante e curato (i suoni ricorderanno ai più anziani le brillanti soluzioni ritmiche caratterizzanti i progetti intestati agli ex Japan Jansen, Barbieri e Karn), un crescendo assai coinvolgente; “Light them up” è invece più movimentata e non esente da una leggera influenza depechemodiana. In entrambi i casi trattasi di canzoni eccellenti. Il ritorno dei Lily’s Puff, affidato ad un sobrio post pubblicato su FB, mi ha piacevolmente sorpreso! A stento trattengo l’entusiasmo, la mia natura è poco incline a questo sentimento, ma le prime note di “Steel Light” mi risucchiano letteralmente in un vortice di emozioni. La voce di Marco Fabro, sempre più matura, l’elegante mélange sonoro amalgamato con peculiare stile da Renzo Fanutti, Mirko Cisilino e Paolo Corberi, tutti e quattro sono autori di una prova magistrale, e non esagero affatto, richiamante la stagione aurea del pop più sofisticato ed autorale. Sylvian, i Dali’s Car, il post “Tin Drum”, ma prendeteli solo a riferimento, coordinate di una proposta che si colloca, e può legittimamente ambire ad internazionale livello. Uscita isolata ovvero foriera di ulteriori testimonianze? Per ora non ci sbilanciamo. Vi consiglio anche Ask The Dusk, suvvia non siate timidi! Stavo chiudendo il pezzo, ed ecco che “Star” della stellina (me la sono cercata…) Mitski irrompe con tutta la grazia dei suoi minuti due e secondi cinquantanove, tanti bastano per ribadire la bravura di Mitski Miyawaki (che alla nascita fa Mitsuki Laycock). Fragilità e dolcezza che mettono a nudo l’anima delicata dell’Autrice, che con la collaborazione Megan Houang ha dotato il brano di un bel video girato nell’estate del 2023, di notte. Mitski si esibisce su una barca in mezzo all’acqua, per quello che la Houang ha definito “un’atmosfera ultraterrena e atmosferica”. Chiudo con un comunicato stampa rilasciato da Atomic Stuff annunziante la firma per Burning Minds Music Group/Sneakout Records dei My Darkest Red, che si concretizzerà con la pubblicazione di un intiero album schedulato per fine estate. Un altro trio (Fabio Perini, voce e chitarra ritmica, Andrea Gusmeri, chitarra solista e ritmica, Andrea verginella, basso, per ora manca all’appello un batterista), che circoscrive l’ambito di appartenenza al dark’n’roll con influenze dichiarate in The Sisters Of Mercy, The 69 Eyes ed HIM e profonda divozione nei confronti di Osbourne, Alice Cooper ed Iron Maiden. Non sono dei neofiti avendo maturato precedenti esperienze in complessi quali Poisonheart e Dreamhunter. Per ora è tutto, chiudo. 

“Non c’è niente di male ad essere commerciali se lo fai bene” – Bryan Ferry 

 

Hadrianus:
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