The Modern Violet: intervista

The Modern Violet è il progetto solista di Tim Nyss, musicista e cantante con una lunga carriera alle spalle. Da poco è uscito il suo nuovo album “Without Ghost” via Swiss Dark Nights, un lavoro nel quale Nyss mette in campo tutta la sua esperienza, regalandoci un disco post-punk / gothic rock dove suoni genuini e raffinati si accompagnano a una voce che sa il fatto suo e a liriche accattivanti e coinvolgenti.
Tim è una persona estremamente gentile e disponibile e mi ha dedicato del tempo per un’intervista nella quale racconta un sacco di cose interessanti…

 

Ciao Tim, grazie per il tempo che mi dedichi, se sei d’accordo partirei con una domanda che riguarda il tuo progetto solista. Com’è nato e perché si chiama “The Modern Violet”?

Il progetto nasce da una serie di demo realizzate per una band (Nyss) nella quale suonavo come polistrumentista insieme a un cantante e un violoncellista. Ma queste idee non si adattavano all’estetica musicale della band, l’avremmo dovuta stravolgere troppo. Anche se di solito cose così non mi preoccupano, non potevo aspettarmi che i nostri ascoltatori l’avrebbero digerita. Così ho iniziato a pensare alle demo come a un serio solo project e ho iniziato a dare vita e significato alle parti compositive. Le canzoni ben presto sono diventate un’ossessione e dopo aver scelto nome, estetica e tono, il progetto ha preso vita. erano anni che volevo riprendere a cantare e queste canzoni mi hanno positivamente stimolato. Dopo averne mandato qualcuna di finita a Valerio di Swiss Dark Nights, sono stato travolto dalla sua acutezza e ho avuto la conferma che stavo creando qualcosa di valido. Gli sono molto grato.
Per quanto riguarda il nome, “The Modern Violet” è una metafora. Il viola è un bellissimo colore che illumina in assenza di luce. L’aggettivo “Modern” è perché si aggiunge una sfumatura nuova, che in termini musicali è come dire un tono fresco in sonorità familiari.


Sei un musicista e cantante con tantissima esperienza. Mi racconti qualcosa a proposito della tua ricerca musicale? Da dove parte?

La mia ricerca musicale comincia nella mia infanzia, quando ero “il bambino casinista” che batteva pentole e coperchi con i mestoli, cantava usando una spazzola come microfono e pasticciava con i mangiacassette, facendo accelerare il registratore manipolando i bottoni, tagliando il nastro e rincollandolo, meravigliandomi dei suoni strani che ne uscivano. Ero anche quello che si divertiva a sintonizzarsi negli “spazi morti” delle stazioni radio (“dead air” è sostanzialmente un periodo di “buio” durante una trasmissione radio, n.d.r.) per trovare le anomalie del suono: alcune di quelle stazioni a Onde Corte per me erano il paradiso, mi perdevo in quei mondi bizzarri che entravano nelle mie cuffie. Ma il primo, vero accesso alla grande musica lo devo a mio padre. Lui durante i weekend lavorava in un Rock Club e portava a casa i VHS che venivano proiettati nel mega schermo del club prima che iniziassero i DJ set. Quelle videocassette sono state fondamentali per l’inizio del mio viaggio nella musica. Dentro c’erano i video dei Kiss, di Ozzy, Accept, Iron Maiden, Metallica, Megadeth, Ratt, eccetera. Per un bambino di dieci anni quello era ORO!
Qualche anno dopo, due album mi cambiarono la vita. Il primo fu ‘Angel Dust’ dei Faith No More, il secondo ‘Carved in Sand’ dei The Mission. Entrambi con sonorità dense e una produzione stupenda. Fu da quel momento che capii che volevo far parte di una band, ma non solo, volevo capire come quegli album erano stati creati e prodotti.

 

Dunque la tua passione per la musica affonda le radici nell’infanzia… Com’è proseguita la tua carriera negli anni successivi?

Nel 1997 fondai la mia prima band insieme a degli amici, un progetto post-hardcore nel quale mettevo la voce e il songwriting.
Avevamo fatto un solo concerto e fortunatamente una promettente band punk/sludge cercava un nuovo cantante. Mi hanno chiamato nel giro di qualche settimana e così sono entrato nei Charger. Con loro ho fatto tanti concerti e tour, sia in UK che in Europa, anche come supporter di band come Today is the Day e Napalm Death, fra le varie leggende, e due full-length, l’ultimo dei quali è uscito con Peaceville Records. Sono uscito dalla band nel 2004 perché volevo fare un disco con la mia musica, molto diversa dallo stile dei Charger e perché ero stanco di urlare ogni sera fino a scoppiare.
Per i dieci anni successivi mi sono focalizzato sull’experimental e l’harsh noise con il mio progetto White Mountains, producendo diversi album e split con artisti del calibro di Werewolf Jerusalem, Torturing Nurse e Filthy Turd.
Nel 2016 decisi di fare musica più centrata sulla chitarra e così iniziò Nyss. Il primo full-length uscì con l’etichetta italiana Avantgarde Music e si fece notare ma io mi annoiai presto con l’idea tradizionale dell’atmospheric black metal. Così trascorsi quasi un anno scrivendo e registrando ‘Dépayser’ che, fino a The Modern Violet, reputo sia stato il mio lavoro migliore. L’album ebbe molto successo, venendo segnalato in molte playlist come ‘album dell’anno’ e riscosse diverse critiche positive.
Nel corso degli anni sono rimasto anche molto affascinato dal lavoro di produzione, per il quale ho iniziato a fare mixaggi e mastering a livello professionale benché un sacco di lavori nei quali mi sono cimentato consistessero nel rendere ascoltabile musica registrata davvero male. Per un po’ è stato anche divertente. Oggi lavoro solo sulla mia musica perché il tempo è prezioso e io non ringiovanisco.
La mia ricerca musicale prosegue, continuo a comporre e registrare e a immaginare la prossima musica che farò, così come a imparare e a espandere la mia conoscenza nel campo del suono. In questo momento il mio impegno totale è The Modern Violet.

Leggendo le liriche di ‘Without Ghosts’ sembra che, a fronte di un’atmosfera fondamentalmente ‘intimista’, sia molto presente anche una forma attuale di nichilismo…

La mia scrittura è influenzata perlopiù da autori alternativi d’avanguardia come William Burroughs e da altri più recenti che vanno oltre i confini, come Audrey Szasz, Philip Best e Thomas Moore. Anche il cinema ha un grosso peso nelle mie liriche. I film di Bela Tarr e Andrej Tarkovskij sono profondamente fissati nella mia mente quando inizia a progettare artisticamente un’atmosfera. E, sì, nelle mie liriche c’è un forte nichilismo, non lo nego, ma spero che ci siano anche luce e colori che spiccano fra le crepe.
Per me è importante vivere senza nostalgia e andare avanti. Il ‘fantasma’ è il passato. ‘Without Ghosts’ è la vita che non guarda indietro. Certo, sotto l’aspetto culturale è un bene ricordarsi della grande arte e musica che hanno contribuito a formare il nostro stile e perfino le nostre personalità, ma non dovremmo continuare ad aggrapparvici fino a scorticarci le mani. La nostalgia è una maledizione e una tomba. Se è troppo forte, blocca l’azione, l’apprendimento e lo sviluppo. La musica e le arti lasciano un’impronta, una cicatrice, un tatuaggio e questo è meraviglioso. Credo solo che sia poco salutare guardarci dentro continuamente, sperando che certe cose ritornino.
Il ‘fantasma’ è anche l’ ‘ego’. Possiamo sentirci vuoti come lo spazio in una stanza piena di gente e quelle persone possono apparirci come esseri vuoti se cerchiamo esclusivamente un corpo. Talvolta la vita può essere come attraversare un ambiente di gioco nel quale si cade a picco e si atterra improvvisamente in una strada del tutto illesi. Il ‘fantasma’ è molte cose.

 

Allora, qual è il fantasma, che parla in versi come: “Defile the ancients/ Defy the gods”, or “Salvation is a failure” or “Can you raise me into the light/ To make sure I’m still alive”?

Per darti un significato più preciso rispetto ai versi che hai citato – “Defile the ancients/ Defy the gods” – per me vuol dire essere forti in un mondo che percepisco essere massivamente finto in termini di verità, storia, senso e, soprattutto, religione. Ogni cosa è Natura. La mia forma di spiritualità consiste nell’usare il potere della natura e dei fatti per ottenere la forza. Sfidare e profanare è una bellissima resistenza a dio.
“Salvation is a failure” significa due cose: la prima che la salvezza è irraggiungibile, una visione nichilista su certe questioni della vita. La seconda è una frecciatina alla religione, secondo la quale abbiamo bisogno di essere ‘salvati’ da quello che siamo agli occhi di dio.
“Can you raise me into the light/ To make sure I’m still alive” per me è un verso visivo, cinematico, il volto che dalle tenebre riaffiora alla luce grazie alle gentili braccia dell’amore che aiutano a respirare nuovamente dopo aver perso fiducia nella vita.

 

Ecco, prima hai citato la Natura. Che significato ha per te?

Oh, per me questa è una gran domanda! La natura è tutto in molti ambiti della mia vita. Vivo in una fattoria alle soglie del bosco. Abbiamo quattro cavalli, otto tartarughe e un gatto. Siamo autosufficienti nel mantenimento dei cavalli, produciamo dai nostri campi il fieno che li nutre durante l’inverno. Non è un processo semplice, per farcela bisogna conoscere la terra e restare sintonizzati con la natura. Ogni stagione porta con sé qualcosa di interessante, i cambiamenti nell’erba, nel terreno e nell’ambiente impattano positivamente o negativamente, il che certamente fa parte del ciclo della vita.

‘Without Ghosts’ ha il suono di un gothic (metal) evoluto con uno sguardo post-punk. Cosa significa per te ‘sperimentazione’?

Credo che ci siano degli elementi metal in The Modern Violet, ma sono molto sullo sfondo. Benché ‘metal’ possa essere un termine ampio, continuo a pensare che abbia dei limiti. Nel mio progetto Nyss mi sono focalizzato di più sull’aggressività punk, con il basso e le percussioni e chitarre dal suono più chiaro, perciò significa che tendo naturalmente a togliere tutto quello che è troppo ‘metal’. Ma, ritornando alla domanda: “Cos’è per me la sperimentazione”, be’, mi piace non avere limiti o confini quando si crea arte o musica: questo è il massimo del divertimento.
Sperimento un sacco con i pedali e gli effetti di chitarra per generare noise o suoni particolari che risultino originali, lavorando su più livelli con altri toni di chitarra per ottenere sonorità e linee più dense. Percuoto fogli di metallo registrando con microfoni a contatto e processo i suoni utilizzando gli algoritmi di timestretching per ricavare nuovi paesaggi sonori e dei banchi di campioni per la tastiera. Per me sono queste le cose che fanno la differenza, anche se rappresentano una piccola parte di una canzone. Sperimentare è dire “fanculo le regole”. Ne abbiamo molto bisogno in questi tempi di censura e politicamente corretto.

 

Ti ringrazio tantissimo Tim, è stata una bellissima chiacchierata! The Modern Violet è davvero un progetto molto interessante e spero che tu abbia in programma anche dei live!

Grazie a te, Lisa, per l’interesse nei confronti della mia musica e per l’opportunità di rispondere alle tue domande.

 

“Without Ghost” su Bandcamp

Lady Vardalek:
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