E’ uscito di recente Dance in a Void, Ep del gruppo veneto A Void Dance, che torna dopo l’esordio negli anni 90. I quattro vecchi ragazzi – la definizione proviene da loro! – che, prima di approdare a questo lavoro, hanno collaborato con vari altri progetti, ripropongono, qui, la loro passione per il sound di stampo postpunk, arricchito tuttavia da diversi elementi, e contaminato con molta libertà: una filosofia che ha consentito di sperimentare e di sviluppare idee e forme non scontate. Vediamo di che si tratta: “Behind the Eyes”, che inizia con una chitarra notevole, attesta l’orientamento dark della musica dei nostri, evidenziato dal bellissimo basso cupo e ‘rimbombante’ e dalle tonalità intense della voce. La seguente “Rodary Park” si allinea con canoni postpunk abbastanza tradizionali ma l’impeto e la ritmica vigorosa ne fanno presagire una straordinaria resa live; lo stesso può dirsi di “A Little Pain”: chitarra dirompente, andamento frenetico e il vocalist Michele al suo meglio. Troviamo quindi uno degli episodi più convincenti, “Deadmoon”, un omaggio palese allo stile goth ove la chitarra, in coppia con la batteria, non ‘demorde’, l’atmosfera opta per tinte drammatiche e la voce si leva verso l’alto, mentre “Black” incede con solennità apocalittica in direzione di lugubri scenari, con impennate più aggressive alla fine. L’ultima traccia, “Violet Reflection” ci offre un momento più meditativo e intimista, quasi una ballata, in cui la chitarra sembra ammorbidirsi e il canto farsi struggente fino alla chiusura più ricca… i presupposti per un futuro interessante ci sono tutti.