Strategia esoterica, il nuovo album di Deca, rappresenta l’ultimo capitolo della trilogia già composta da Lucifero Alchemico e Antimateria Psichica ma, a nostro avviso, in qualche modo se ne distacca quanto a spirito e paesaggi. Se l’interesse dell’artista per le tematiche oscure e l’esoterismo è rimasto invariato, così come invariata è qui l’inclinazione per le sonorità elettroniche di matrice ambient e/o industrial, l’abituale impulso alla sperimentazione amplia questo orizzonte a forme che sembrano rifarsi a stati d’animo diversi, creando scenari sonori complessi e immersivi. Come chiarito dallo stesso autore, ogni brano di Strategia Esoterica interpreta in modo allegorico un tema specifico utilizzando le suggestioni del suono stratificato in più passaggi: ciò spiega certi cambiamenti di registro o l’irrompere, all’interno di contesti omogenei, di ‘vibrazioni’ inattese che conferiscono dinamicità e molteplicità, tenendo costantemente desta l’attenzione. La capacità di Federico De Caroli di spingere i confini della musica elettronica e, conseguentemente, di evocare immagini e sensazioni profonde è del resto la cifra di un’attitudine emotiva presente in tutte le ‘manifestazioni’ musicali cui ci ha abituato. Pensiamo al sinistro ma brillante esordio dell’opener del disco, “Energia iniziatica”: i colori sono tenebrosi fin dalle prime note e gli angosciosi rintocchi contribuiscono soltanto ad arricchirli di un’aura ‘sacrale’ – ma non consolatoria! – sulla quale prevalgono suoni elettronici agghiaccianti ma estremamente variegati, come fasi altalenanti di un’unica, oscura visione, pervasa da un clima esoterico e misterioso. Poi, in “Alchimirage” – chi conosca l’opera di De Caroli comprenderà facilmente il riferimento del titolo – i suoni sembrano combinarsi in modo ancora più distintivo armonizzando, in un certo senso, il graduale arricchimento dello scenario e la crescente complessità che ne deriva mediante una ripetitività ponderata – si noti, per esempio, il ‘peso’ del piano – in un’alchimia indecifrabile quanto potente. Troviamo quindi la bellissima “Esoteros”, ove la musica pare inizialmente irrompere da un mondo lontano, naturalmente esoterico, per essere poi trasportata da un vento misterioso a invadere ogni possibile prospettiva – e ogni piega della mente – fino al sorprendente inserimento, nel contesto elettronico denso e composito, di stranianti note di piano che prefigurano un passaggio melodico in stile vagamente wave: l’effetto è straordinario. Nel quarto brano, “Genesi Apocrifa”, la disposizione è tipicamente visionaria e un po’ diabolica, e lo scenario è talmente costellato da ‘rumorismi’ sinistri e minacciosi e da suoni spettrali simili a torve voci da far pensare a una sorta di incubo: l’angoscia dura circa otto minuti, prima che, in piena coerenza con la genesi di prima, inizi “Tubalcain”, i cui ‘rumorismi’ metallici sulla fitta, vibrante tessitura ricordano un po’ gli ‘esperimenti’ di N. U. Unruh, ma non mancano, in fondo, brevi momenti armonici, come un pensiero sottostante che riesca ad emergere, ai fini di un epilogo complessivamente pacato. La sontuosa e arcana conclusione dell’album è affidata alla title track: dieci minuti e passa di sonorità davvero esoteriche a evocare spiriti e ombre in un contesto ‘sotterraneo’ in cui la mente non può che sperdersi e persino le note di piano assumono una valenza demoniaca… la chiusura perfetta per uno dei lavori più ispirati di un’anima inquieta e/o di un genio dell’oscurità.