Quando li vedevi, sul palco davanti a te, percepivi tutta la loro forza. L’impeto, la rabbia, la voglia di arrivare. L’attitudine. Si usa ancora oggi, sempre meno perché è qualità coltivata da pochi talenti. Avevano tutto, la posa, il suono (il muro del loro suono), un cantante carismatico, un gruppo solido, determinato a percorrere la strada segnata, fino in fondo, costi quel che costi. E soprattutto, erano lì, proprio lì, nel momento giusto. Quando il garage si tingeva sempre più di scuro e traghettava la sua anima dannata sulle sponde del suono (ancora lui) denso e violento al quale MC5 e Stooges avevano fornito l’innesco. Erano magnifici, minacciosi, pericolosi. Esibizioni memorabili, acts celebri ai quali aprivano le serate spazzati via. Poi tutto finì. Perché? Come? Sono domande che non dobbiamo porci. Epilogo. Silenzio. (Monks. Udine. Lo so, li cito spesso. Ma noi anziani siamo fatti così. Nessun rimpianto, però. Così doveva essere).

Il loro punto di forza? Possono, e devono, migliorare ancora. Smussare, perfezionare, raffinare. I mezzi non mancano, “Story of cancer” ne è splendido esempio. Il Tempo è dalla loro. 

Chiusura di recensione di “Songs for sad and angry people”. Disco autoprodotto pubblicato nel 2019 (il pezzo è datato 31 maggio 2020). Cinque anni. Il Tempo, ancora e sempre lui.

Intervista

(Parole di Vincenzo Vinny Cannizzo)

La più scontata delle domande iniziali, come sono nati i Partinico Rose? Eravate sempre voi tre?

I Partinico Rose sono nati dalle ceneri di varie esperienze musicale fra Vincenzo (Vinny- voce e chitarra) e Carlo (batteria). Al posto di Massimo al basso c’era un altro ragazzo che ha creato diversi problemi… tant’è che la band si era sciolta (Vinny voleva prendere a pedate in **** questo ragazzo che per scuse stupida non si presentava a concerti o prove). La band si è riformata nel 2017 col nostro Massimo.

Avete adottato fin da subito questo (splendido) nome? Che in due parole accomuna la vostra città, la vostra Terra d’origine, e la rosa così spesso richiamata in titoli, nomi, testi. Partinico Rose possiede un ottimo suono, è immediato, riconoscibile.

La volontà di Vinny è sempre stata quella di dedicare il nome della band alla nonna che era’ di Partinico (un paesino in Provincia di Palermo da cui ha origini anche Frank Zappa) e si chiamava Rosa. Allora Vinny aveva pensato Rose from Partinico poi questo ragazzo (sempre quello…) avanzò il dubbio che fosse troppo lungo e propose Partinico Rose. Da allora il nome è rimasto immutato.

A quando risalgono le prime prove ed i primi concerti? Quanti anni avevate? A chi vi ispiravate? C’è un gruppo, ovvero un singolo artista, al quale facevate maggior riferimento? Siete autodidatti ovvero avete compiuto studi sullo strumento?

Risalgono a quando avevamo quindici, sedici anni (riferite a esperienze con altre band), ci siamo sempre ispirati a ciò che amiamo: Nirvana, Hüsker Dü, Joy Division, The Sound… Vincenzo andava a lezione di chitarra dal fratello di Massimo, Massimo nasce come chitarrista da una famiglia di grandi tradizioni musicali…Carlo non saprei… però  è uno dei più bravi batteristi della nostra Città!

Qual è la prima canzone che avete composto? E soprattutto come è nata? Come si sviluppava il processo creativo, e come si è evoluto negli anni? Chi apporta le idee, chi le elabora?

Alla prima parte della domanda non saprei risponderti perché è passato un po’ di tempo e non ricordo. Il processo creativo parte da Vinny che in sala prove propone dei riff. La maggior parte delle volte si butta a terra lui stesso e dice: ”Lasciamo stare fa ******” poi con la pazienza di Massimo e Carlo ci si lavora sopra fin quando la cosa piace di comune accordo a tutti e tre. L’evoluzione avverrà con l’uso del synth (che teniamo sempre come asso nella manica).

Formazione triangolare, chitarra e voce, basso, batteria. Ma fondamentale è l’intervento di Martina Monaco, elemento che definire semplice ospite, considerando il portato, è riduttivo. Era già presente ai vostri primissimi esordi?

Martina non suona più con noi. Nel nuovo album abbiamo ingaggiato una turnista. Sarà   nostro dovere impegnarci per capire chi trovare per le parti di violoncello.

Come siete giunti alla pubblicazione di “Songs for sad and angry people”? Il titolo ha un significato particolare, vi rivolgevate a qualcuno, una o più persone in particolare?

Personalmente non siamo felicissimi dell’esordio… abbiamo commesso delle ingenuità sulle canzoni e la registrazione/produzione è risultata non proprio eccellente.  Però è sempre un nostro figlio ed è da dove è partita la nostra storia. Venivo (sempre Vinny, n.d.H.) da un periodo non bellissimo della mia vita ed ho sfogato le mie frustrazioni sul titolo delle canzoni e sul titolo del disco (gente triste ed arrabbiata, sentimenti assai comuni oggi… n.d.H.)

Quel disco rappresenta il punto di partenza, cosa di esso è ancora presente, oggi?

In pratica nulla: con quello disco ci hanno definiti troppo goth o baroccheggianti… cosa che non ci è piaciuta tanto, oltre a paragonare la voce di Vinny a quella di Robert Smith dei Cure…

Alcuni titoli che più di altri s’impressero nella mia memoria: “I’m looking for a job” (autobiografico?), “Story of cancer”, “The revenge”… Li definii “inni crepuscolari e spigolosi”…

Le frustrazioni di Vincenzo!

E giungiamo ad “Undeclinable ways”. Un lustro è trascorso da allora. Un lasso di Tempo ove la vita incrosta esperienze, dolorose, belle, comunque importanti e sovente decisive, e soprattutto segnato da un evento di portata storica, che ha davvero segnato le esistenze di tutti noi. Come sono (se sono) mutate le vostre persone? Avvenimenti che si sono poi riflessi od intrecciati all’evoluzione del progetto Partinico Rose?

In verità ti dico che volevamo crescere, alzare l’asticella ed essere più maturi musicalmente. Ci saremo riusciti? (ascoltatelo! N.d.H.)

Il disco doveva uscire per Golden Robot Records, come i primi singoli, poi evidentemente il contatto non si è sviluppato. Quindi la notizia che avevate firmato per Earache! Come siete entrati in contatto con questa etichetta, che negli ultimi anni ha ampliato, e non poco, il suo raggio d’interesse firmando gruppi appartenenti a “generi” diversi, soprattutto dal metal estremo dei suoi esordi, cosa provate a far parte del suo roster?

Quelli della Golden Robot si sono comportati malissimo, ne parlerò sempre male e sconsiglierò a tutti quella casa discografica. Ci hanno fatto impegnare con un grandissimo sforzo economico e fisico per completare il disco, e dopo i primi due singoli usciti, ci hanno abbandonati non rispettando il contratto. Abbiamo scelto di non procedere per vie legali perché non potevamo permettercelo economicamente. Dopo di loro, siamo stati sei, sette mesi a cercare qualcuno disposto a far uscire il disco. La Earache ha apprezzato tantissimo e si è dimostrata subito disposta ad accoglierci.

“Undeclinable ways” possiede un suono definito, angolare, immediato. Permane la presenza dell’anima “britannica”, ma anche di una attitudine espositiva che rimanda all’America degli anni novanta. Soprattutto quando il suono si “distende”… Poi il violoncello, che ingentilisce, che smussa, come nella ballata intrisa di disillusione, “Runaround”…

Abbiamo cercato di essere molto attenti nella cura del suono e dei dettagli, anche con qualche diatriba fra noi…

Di cosa trattano i testi del disco? Alcuni, ascoltando con attenzione, traggono ispirazione dall’attualità, dalla cronaca, come “Pettiness” (altro episodio ove il violoncello si rileva apporto fondamentale) e “Pitiful end”. Fredde esposizioni od urgente necessità d’esprimere i vostri sentimenti? Fate riferimento anche ad Opere letterarie, ad Autori in particolare? Come le parole si adattano al suono (o viceversa)? C’è una (o più d’una) canzone che più rappresenta i Partinico Rose, oggi?

I testi non fanno riferimento a nessun autore. Parlano di cose che oggi sono di grande attualità come la violenza sulle donne o le morti sul lavoro…

L’evoluzione del suono è sicuramente frutto di una maggiore consapevolezza da voi acquisita, ma Luca Tacconi è stato sicuramente prezioso nell’incanalare la vostra verve. Avete registrato al “Sotto Il Mare Studio”. Come erano organizzate le sessioni di registrazione? Lo hanno utilizzato anche gli Uzeda (e non potevo non citare Steve Albini…), ci pensavate?

La nostra volontà era soprattutto legata al fatto che “Sotto il Mare” fosse stato ingaggiato da Steve Albini per lavorare con Uzeda… Luca ha fatto un lavoro eccellente. Prima di registrare le voci, mi ha fatto ascoltare le tracce di voce di Kurt Cobain di “In Utero”, per farmi ben concentrare.

Sempre a proposito di sonorità, ritenete di essere ormai in possesso di uno stile ben definito ovvero, come successo da “Songs…” ad oggi, ingloberete e svilupperete nuove idee, nuovi impulsi? Sempre andando indietro nel Tempo, come siete cambiati come ascoltatori, come fruitori di musica? Siete curiosi?

Oltre la metà della musica odierna non ci manda così in visibilio… però ammiriamo Chelsea Wolf, Protomartyr, Big Thief.

Ed a proposito di stile, il vostro stile è assai attuale, sicuramente incontrerà il gusto della stampa inglese, che in voi troverà l’ennesimo apostolo del post punk che continua, seppur con una forma sempre meno conforme agli originali, ad alimentare?

Perché non chiamarlo “New Grunge”, allora? (Vincenzo Vinny Cannizzo)

Post punk, shoegaze, dream pop… ad esser sincero sono tutte ***** mentali che inizio poco a tollerare come termini modaioli del popolo indie… che riconduce le chitarre distorte a questi schemi. Perché non chiamarlo “New Grunge” allora?

Eppoi Iggy Pop! Come vi ha conosciuti? Uscire per Earache può aver facilitato il contatto?

Bella domanda a cui non posso risponderti. La Earache? No, nessun aiuto!

Sempre l’etichetta, come sta supportando la pubblicazione dell’album? Siete in contatto diretto con il loro dipartimento promozionale? Vi forniscono feed back, resoconti, copie vendute, mercati più ricettivi?

Nessun aiuto dalla Earache. Stiamo autogestendo la promozione del disco. (che ha ricevuto ottimi ed unanimi riscontri, n. d. H.).

Se non erro, non vivete più tutti e tre in Sicilia. Come vi organizzate, prove, composizione di nuovi brani… Avete già del materiale inedito pronto? Pubblicherete altri singoli?

Altra bella domanda a cui non posso risponderti. Un terzo album? Se saremo ancora vivi… forse…

Di ognuno di voi, l’ultimo disco ascoltato, l’ultimo libro letto. E per ognuno di voi, anche se è arduo, ne convengo, un auspicio per il futuro, un indizio di ciò che i Partinico Rose ci riserveranno.

Ultimo disco ascoltato: Protomartyr “Formal growth in the desert”, libro letto: Scerbanenco “Traditori di tutti”. L’auspicio: che la nostra band rimanga ancora in vita e trovare finalmente un management serio!

Tonight, I’m a rock ‘n’ roll star
It’s just rock ‘n’ roll

Oasis – Rock’n’roll star

 

 

https://partinicorose.bandcamp.com/