Lacinskij: How To F*ck Everything

Lacinskij è Giuseppe Schillaci, il quale oltre ad intestarsi la sigla con la quale produce How To F*ck Everything, titolo che più esplicativo non si può, detiene anche la totalità delle quote di Doremillaro (SB) Recs, etichetta anch’essa, come i suoi progetti sonori, aderente ad un ideale di libertà espressiva/comunicativa che condivide l’approccio DIY del punk più immediato ed attivista (il titolo dell’album lo conferma), non corrotto dalle tentazioni commerciali. Il disco conta undici episodi che andrebbero incasellati sotto la voce ambient, se non fosse che l’Autore intende ancora una volta liberarsi dal giogo di etichette/categorizzazioni, gestendo da par suo i contenuti dell’opera. Ambient sì, come dimostrano le iniziali “No Landing For The Ashes” e “C Minor Death March” ovvero “Stasi”, ove emerge quella visione narrativa che è tipica del (devo usarlo) genere, ma che non teme d’effettuar incursioni nel synth pop più glaciale (“Interlude 02: A 16-bit Pause”, ove riprende le idee elaborate nell’esordio solista “Sound(e)scaping vol. I”, influenzato come dallo stesso dichiarato dalla musica elettronica contemporanea e dalle colonne sonore per videogiochi) e nell’affine (alla concezione espositiva dell’ambient stessa) post rock. Lo fa con competenza acquisita e non ostentata, ma la sua autarchica dedizione non va a discapito della qualità e della forma, pregi di un disco che non vuole collocarsi in un alveo ma da questo tracimare con impeto (“Il Tellaro” ove manipola i suoni Glinca, ottenendo una tessitura sonora assai articolata dall’immediato impatto visivo). Anche quando ricorre a soluzioni ritmiche (apparentemente) accattivanti, (“I wish You the Worst”), emerge sempre la sua pungente vena ironica/beffarda, non per nulla sottotitola il brano “My idea of Fun”, sottolineando l’intenzione ricorrendo a mirati inserti campionati, e chiudendo con la lunga (pacificata? Pacificatrice?) “Francesca”, ma non fatevi ingannare dalla sua porzione introduttiva, lo sviluppo di questa vera e propria micro suite manifesta compiutamente la valentia del compositore, strumentista e produttore etneo… Chantal Di Maria offre la sua voce, Mario Lo Faro dei da noi apprezzatissimi Clustersun l’imperiosa chitarra, egli inoltre intervenire sulle due citate tracce d’apertura, delle quali doveroso segnalare che “No landing for the ashes”  è il germe dal quale How To F*ck Everything ha preso forma e si è evoluto: Schillaci ha tratto ispirazione e lo ha delineato basandosi su una esperienza accadutagli, ovvero il mancato atterraggio, all’aeroporto di Catania, dell’aeromobile sul quale si trovava, causato dalle ceneri nere e dense che ottenebravano il cielo. Schillaci ne ha tratto un video ricorrendo all’aiuto dell’Intelligenza Artificiale.

Non pago, opera anche come Diane and the Shell, conta inoltre numerose collaborazioni con complessi e solisti, Catania Violenta e Before We Die (gruppi nei quali suona uno dei suoi strumenti d’elezione, il basso elettrico). Ma questi sono solo indizi, la sua attività (od il suo attivismo) sono ben più ramificati. Sempre nel nome della libertà di spirito e di espressione. “Questo disco è affiliato al movimento socialista synth pop”.

Clustersun, DPERD, Partinico Rose, The Shameless e quanti altri ancora. Sicilia rumorosa (ossignor non denunziatemi!)

Hadrianus:
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