Quanti nel 2015 avrebbero scommesso sul quinto disco dei Lucifer? Eppure, a nove anni di distanza e cambi di formazione più o meno annunziati, Johanna Sadonis/Platow Andersson è ancora tra noi, al comando di un plotone che si è consolidato nelle ultime uscite e che vede nel di lei consorte l’elemento dal lignaggio più fulgido. Lucifer è oggi una creatura internazionale non solo nella provenienza dei singoli elementi, ma pure nell’esposizione di uno stile che, pur non segnalando trasformazioni, tantomeno radicali, è ormai proprio e riconoscibile. Giocando sul c.v. di Nicke Andersson, possiamo definirlo grande rock, collocandolo nell’alveo dei classici richiamati a gran voce più e più volte, ma sempre con ruffiana sfrontatezza (“Strange sister”). Insomma, perché non citarli, sopra tutto quando il risultato è di cotale livello. Sezione ritmica solida e quadrata, riffoni a pioggia, cori e la voce della Sadonis, certo non memorabile ma perfettamente confacente al risultato che si vuole ottenere. Ammaliare schiere di devoti, contando su una produzione impeccabile (i due band leader s’appropriano ancora una volta pure del banco mixer), spargendo dosi misurate di zolfo su un pentagramma che cita gli imprescindibili BSabbath ma pure i Rainbow (“Fallen Angel”) ed i… Lucifer (“The dead don’t speak”). Ma dinanzi a “A coffin has no silver lining” ogni baluardo difensivo cede, la costruzione del brano è perfetta, come lo è per ogni una delle nove canzoni che informano la tracklist di V. Disco non fondamentale, ma quaranta minuti di musica composta con attenzione (anche se con fine manifesto), ben eseguita e prodotta ce li concede. Grande rock, appunto.

Per informazioni: https://linktr.ee/LuciferTheBand
Web: https://luciferofficial.bandcamp.com/album/lucifer-v