Modern English: 1 2 3 4

E’ stato pubblicato quest’anno l’album 1 2 3 4, contenente materiale del tutto nuovo della storica band inglese Modern English, che consideriamo fra le più importanti e influenti della musica new wave negli anni ’80 e alla quale dobbiamo hit come “Melt with You” o “After the Snow”. La parabola dei Modern English fu, all’epoca, davvero breve e, per molti anni, la si credette definitivamente conclusa: ecco che, dopo qualche vago segnale di rinascita, fra cui una saltuaria attività live – noi stessi avemmo la fortuna, nel 2015, di vederli a Prato in un concerto che ci lasciò soddisfatti ma pieni di rimpianto per il bel tempo che fu – i dieci brani di 1 2 3 4 rappresentano una gradita sorpresa, soprattutto perché mostrano una volontà di adeguarsi a gusti e indicazioni nuove, rendendosi riconoscibili non solo dai vecchi nostalgici ma anche dagli ascoltatori di oggi, abituati alle sonorità – più anonime? – del postpunk revival. L’album comprova, per altro, una vitalità invidiabile e un’apertura verso forme diverse di cui, fra tanti progetti interamente imitativi, si sentiva, in effetti, la mancanza: in pratica, in 1 2 3 4, passato e presente convivono in modo produttivo e stimolante e forniscono una versione del postpunk ampiamente arricchita di spunti interessanti. Così, “Long in The Tooth” riscalda subito l’atmosfera con una formula a colori punk decisamente ‘vintage’, che ricorda gli anni ’70 piuttosto che gli ’80 e suscita più che altro simpatia. La seguente “Not My Leader”, il cui testo ha un evidente significato politico, si allinea maggiormente con lo stile Modern English come lo ricordiamo, proponendo una melodia azzeccata e un andamento vivace ma moderato, e anche “Not Fake”, impostata su tastiere e chitarra, regala un momento piacevolmente orecchiabile; la tesa e oscura “Exploding” omaggia il tipico postpunk degli esordi cui le laceranti dissonanze conferiscono un tocco comunque moderno. Troviamo, quindi, la movimentata “Plastic”, che di nuovo strizza l’occhio al punk mentre trasmette il suo esplicito messaggio ecologico ma, poco più avanti, “I Know Your Soul” regala un intermezzo delicato e accattivante, pervaso di malinconia. Delle restanti tracce, vogliamo soprattutto segnalare la conclusiva “Voices”, che chiude con calde, sognanti note elettroniche, gentili tonalità canore e languidi arpeggi un album che merita di essere scoperto e apprezzato.

Mrs. Lovett:
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