Curioso gioco del mio lettore walkman, il primo pezzo che mi seleziona è “Fuzzy feeling” che di Songs in the key of blue è la traccia numero due. Ed eccomi travolto dal glamour evocato dalle atmosfere suediane che alimentano questa bellissima canzone (non è da tutti, la bella scrittura!) che s’appoggia su belle chitarre e su una ritmica presente ma discreta, ed a dare corpo all’impasto ci pensa la voce ben impostata di Corrado Angelini. Bernard Butler, dove sei?

Sì, la calligrafia, è questo l’esercizio al quale gli swan*seas (uso l’asterisco, andrebbe un punto a dividere le due parole) si applicano con giudizio, ma quando è ben svolto, perché crucciarsi? A volte, spesso, l’ostinata ricerca dell’originalità porta a disastri… Nove brani gradevolissimi, tra dream pop e quell’aura distaccata di certo suono brit, non quello dozzinale, bensì… uno l’ho già citato, gli altri fate voi, The Auteurs e Adorable (ed anche i misconosciuti Flamingoes) li piazzo subito, e mi riferisco, più che al suono, al clima stilistico.

Ma la tavolozza sonora di Songs in the key of blue è assai più varia di quanto si potrebbe supporre (tonalità di blu o vari gradì di melancolia, fate voi), abbracciando il dream pop di “Ethan” e l’indie occhieggiante all’America sconfinata di “Fountainhead” ed i “2002”, brani che, come tutti!, beneficiano di arrangiamenti accurati e di una ricerca della melodia pregiata; l’esperienza dei quattro (il complesso si affida alla formula consolidata chitarra/basso/batteria/voce)  viene messa a profitto, elevando questo disco a ben più che semplice svago.

Maturità e talento.