Toni Jurij – Intervista

Attivi dal 1986 al 1997 i Devil Doll, band italo-slovena ormai diventata un cult per appassionati di tutto il mondo, vantano una storia e una produzione intriganti e piene di mistero, motivo che mi ha condotto a fare una breve ricerca su di loro.

Dopo aver pubblicato un articolo che parla della band e della loro eredità artistica nella musica contemporanea – articolo che potete leggere qui: Devil Doll – Cult act fra Italia e Slovenia  – grazie a Lorenzo Fragiacomo, musicista e cantante triestino che, a suo tempo, li aveva incrociati ai Tivoli Studios di Lubiana, sono entrata in contattato con il loro produttore dell’epoca, Toni Jurij, già produttore dei Laibach e, come scoprirete nell’intervista che segue, di altre band underground della ex-Jugoslavia.

I Tivoli Studios di Lubiana nel 1985


Ciao Toni, grazie per l’intervista e benvenuto su Ver Sacrum!
Grazie a te per avermi invitato, mancavo da Trieste da un sacco di tempo e sono contento di esserci ritornato (sorride).

 

Tu sei stato il produttore di due band cult: Devil Doll e Laibach. Incominciamo dai primi: i Devil Doll. Come vi siete conosciuti?
Nel primo periodo i Devil Doll sono stati una band metà italiana e metà slovena ma poi, nel corso del tempo, tranne che per Mario Panciera e il pianista, la band è diventata principalmente slovena. Mario mi aveva contattato perché gli erano piaciute le mie produzioni di Laibach. Inoltre, aveva provato anche presso altri studi ma il suo progetto era risultato troppo d’avanguardia, diciamo così (ride). Io, invece, che sono un maledetto testardo e quando una cosa mi solletica l’interesse voglio andare fino in fondo, ho accettato. Il progetto ‘Devil Doll’ è stato molto complesso: durante la prima settimana non avevamo registrato quasi niente perché non mi era ancora chiaro come volevo arrangiare il tutto. Solo dopo un po’ io e il mio assistente riuscimmo a venirne a capo. 

 

Quindi tu sei stato il loro primo scopritore, intendo dire che hai capito il valore musicale della band…
La musica di Devil Doll è una musica espressiva e, dal mio punto di vista, raccoglieva tutto quello che di buono la scena musicale d’avanguardia di fine Ottanta/inizio Novanta metteva a disposizione. Oggi è tutto un riciclare cose già sentite. Non voglio fare discorsi da vecchio, ma attualmente pochissimo attira la mia attenzione. Mario Panciera e io ci trovammo perché entrambi siamo due persone particolari, lui poi è molto particolare.

Prima della pandemia sono andato a trovarlo a Venezia e ho visto tutto quello che aveva raccolto sul punk: sono rimasto esterrefatto (Panciera aveva creato il Museo del Punk che ora, purtroppo, è chiuso, n.d.r.). Comunque, come per la musica, anche per la collezione sul punk si era buttato anima e corpo nella realizzazione del progetto, perfino a discapito della salute… Te l’ho detto: lui è come me. Siamo due che se fanno qualcosa vanno fino in fondo (sorride).

 

Infatti, da quello che so stavate ore e ore a registrare…
Ore e notti. Una volta siamo usciti dallo studio dopo una sessione che è durata giorni. Eravamo tutti mezzi morti (ride). Era un periodo molto bello. D’altro canto, quando fai qualcosa che ti piace, la tua anima si riempie e la stanchezza non la senti se non dopo parecchio. È come essere sotto l’effetto di una sostanza. Io sono sempre stato dipendente dalla musica perché volevo produrre e sperimentare sempre nuove cose.

I Devil Doll avevano creato un’aura misteriosa intorno a loro e tanto più Mario, che si era celato dietro la figura di Mr. Doctor. Un introverso che era riuscito a creare un personaggio. Mario è sempre stato una persona con una grande cultura e molti interessi in campo artistico. Sotto l’aspetto musicale sviluppava in ogni album una storia e un genere diversi. In principio, te lo racconto perché è interessante, avevamo fatto un cut della sua voce inserendo altre voci, una femminile e una di un cantante d’opera. Il tutto risultò talmente amalgamato da sembrare la stessa voce. Di volta in volta, aggiungevamo elementi che contribuivano a creare un’atmosfera particolare. Come ti dicevo, per me è sempre stato importante sperimentare.

 

Si dice che per l’epoca i Tivoli Studios fossero all’avanguardia in quanto a strumentazione…
Più che all’avanguardia, i Tivoli erano “in time”, come si dice, ma forse erano i più noti perché lì registravano band provenienti anche da Italia, Austria e Germania dal momento che il rapporto qualità/prezzo era conveniente.

Non era un garage, era uno studio vero, con bravi tecnici, un banco multi-track e le band, soprattutto quelle emergenti, per registrare non dovevano spendere follie come già succedeva da altre parti. Con i Devil Doll registravamo qui ma anche in un altro studio di Lubiana, Akademik.

Toni Jurij

Parte del fascino di questa band è dovuto alla sua scarsa propensione a darsi in pasto al pubblico. I Devil Doll avevano suonato dal vivo a Venezia, se non ricordo male. Fecero concerti in Slovenia?
Sì, credo che il live al quale ti riferisci fosse stato prima di arrivare al Tivoli, lo studio dove abbiamo iniziato a lavorare insieme, ma poi la decisione della band fu quella di non fare concerti, né in Italia, né in Slovenia e di non pubblicizzarsi. Io non ero d’accordo, tuttavia con Mr. Doctor non c’era margine di contrattazione (ride).

 

E per quanto riguarda i Laibach, come vi siete incontrati?
Dejan Knez e io ci siamo conosciuti a Belgrado nel 1981, quando lavoravo con una band punk serba, Šarlo Akrobata che all’epoca per me era il miglior gruppo jugoslavo in circolazione perché aveva musicisti e compositori strepitosi. La mia carriera di produttore a livello professionale iniziò con loro. Tre o quattro anni fa il loro unico disco Bistriji ili tuplji čovek biva kad… è stato ristampato in vinile ed è andato sold out immediatamente. Lavoravo anche con Eletrični Orgazam, altra band di quel periodo che adesso è più sul versante rock. Con loro ho fatto tre dischi (nota: l’ep “Boji / Sila / Brat Moj” e i full-length “Laibach” e “Nova Akropola”).

Per quanto riguarda i Laibach, abbiamo lavorato insieme ma per me ad un certo punto sotto l’aspetto artistico hanno preso una strada che non condivido. Sono stati seminali per band rock, metal, gothic e la voce di Milan ha ispirato molti, diventando un tratto distintivo della loro produzione. Da “Opus Dei” in poi, tuttavia, il loro stile originario si è contaminato con altri elementi e per me non sono stati più interessanti. A me piacciono il rock e la musica alternativa, principalmente il punk, almeno fin da quando collaboravo con una radio underground di Lubiana, Radio Študent alla fine degli anni Settanta. So che può sembrare strano, ma all’epoca la scena slovena era abbastanza vivace e produttiva. Fu dopo la radio che passai ai Tivoli Studios, dove appunto ho lavorato con le band che citavo prima e poi con i Laibach e i Devil Doll.

 

Ultima domanda: tu sai adesso dove si trova Mr. Doctor?
(Sorride) Su questo non posso dirti molto se non che Lubiana è una città nella quale Mario si è sempre trovato molto a suo agio…

 

Grazie Toni per aver dedicato del tempo a questa intervista e, se ti capita di rivedere Mario Panciera, portagli i miei saluti e il mio apprezzamento.  

Lady Vardalek:
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