Un Mantra Apocalittico di Disperazione Occulta

In un’epoca segnata dall’incertezza e dall’angoscia, emerge The Totality of Death dei Trepaneringsritualen, un’opera che incarna l’essenza stessa della fine dei tempi. Questo capolavoro apocalittico, concepito dal sadico svedese Thomas Martin Ekelund, raccoglie venti canzoni selezionate da edizioni limitate e compilation prese dagli angoli più oscuri dell’archivio dei Trepaneringsritualen, rielaborate e rimasterizzate nel 2024. L’album presenta due dischi separati: Alpha e Omega simboleggiano l’inizio e la fine, l’eterno ciclo della morte e della rinascita.

Alpha: L’Alba dell’Oblio

L’inizio del viaggio con Alpha è un’immersione nell’oscuro ventre della disperazione umana. Le prime note del brano “Cold Cell” (non è la cover dei Coil) evocano un’atmosfera carica di terrore sottile, un preludio a ciò che seguirà. Le atmosfere marziali sono cupe e da suicidio e risucchiano l’ascoltatore in un abisso di ineffabile confusione. Le voci rantolanti in “Ma​ð​r in Desolation” sembrano evocare profeti di un’apocalisse imminente, sputando sermoni odiosi e sanguinolenti che affondano nelle profondità dell’anima. “Ǫnd þau né átto, óð þau né h​ǫ​f​ð​o” si caratterizza per atmosfere plumbee e in apparenza pacate ma, come anche in altri episodi di questo disco, si avverte vivida una sensazione di Apocalisse imminente. Le tracce si susseguono come capitoli di un grimorio proibito, esplorando temi di religione, magia e occulto. Ogni canzone è una meditazione sulla crudele maledizione della vita, un tributo alla piaga dell’esistenza umana. Le ambientazioni cupe e suicidarie colpiscono dritto al petto, lasciando l’ascoltatore tremante e paralizzato, annegato nelle torbide nuvole nere del disprezzo di sé.

Omega: Il Crepuscolo dell’Esistenza

Il secondo disco, Omega, prosegue il viaggio attraverso l’oscurità, ma con una profondità ancora maggiore rivelando una dimensione ancora più inquietante. Le voci sbandate si insinuano nel retro della mente, tormentando la coscienza e erodendo l’ego. Ogni nota è una goccia di veleno, un mormorio di macchinari arrugginiti e abbandonati, che raccontano storie di un mondo in rovina come possiamo ascoltare in “Papist Pretender”. “Castrate Christ (Sixth Hour)” sembra sia stata incisa in una chiesa sconsacrata da una setta satanica mentre la conclusiva e lunga “The Crownless Sovereign” proviene, con il suo ambient-industrial malato, direttamente dall’Inferno.
La musica di Trepaneringsritualen è un rituale oscuro, consumato interamente all’interno della propria agonia. Pulsazioni sinistre e ritmi martellanti creano un paesaggio sonoro spazzato dal vento, un luogo in cui l’orrore e la bellezza coesistono in un equilibrio precario. Ogni traccia è un atto di devozione alla morte, un’ode alla totalità dell’annientamento.

L’Essenza della Fine

The Totality of Death è un’esperienza trascendentale che sfida l’ascoltatore a confrontarsi con i propri demoni interiori. Sembra un testamento alla crudele maledizione della vita e un tributo alla piaga dell’esistenza umana. Questo disco rappresenta l’intreccio tra passato e futuro, un vortice di ineffabile confusione che è Una, ma si manifesta come Due. Trepaneringsritualen ha catturato l’essenza della fine, trasformandola in un’esperienza sonora che è al contempo spaventosa e sublime.