
Levità pop? Sì, levità pop, non superficialità pop.
Questo è PsychoDreamElectroGaze (che già dal titolo fornisce indizi sui suoi contenuti, o forse scompiglia apposta le coordinate?), una raccolta che assembla nove tracce che non assecondano un unico carattere creativo, bensì si frangono in più linee, rotte, sensi, senza forzature, senza rotture, in un fluire unico, denso, costante, avviluppante. Un incedere dettato da ritmiche ben evidenziate e guidato dalla voce narrante a tratti splendidamente Ottantiana, magnificamente impostata e resa ancor più preziosa dalla produzione che ne esalta il ruolo. PsychoDreamElectroGaze scivola tra carezze dream pop, sale al cielo azzurro sospinta dal soffio delle tastiere, sorretta da chitarre che trattengono a stento l’esuberanza. “Tears from space” disserra letteralmente i cancelli della percezione, abbandonandoci ad un flusso sonoro fitto come la nebbia novembrina, che scorre lento, riscaldato dai sintetizzatori che trasmettono una sensazione di calma siderale (alle chitarre contribuisce Mario Lo Faro/Clustersun). Il brano pare non voler chiudersi mai, reiterando il tema centrale apparentemente all’infinito. Seguite rigorosamente la lista, oppure rimbalzate qui e là, “Movin’ on” è scandita, rigorosa nella sua metrica meticolosa che rimanda ad un’epoca ben delimitata, ma le coordinate non sono mai così nette e determinate, ecco che allora vi invito, magari al secondo od al terzo ascolto, ad abbandonarvi alla casualità, a scegliere una canzone a caso e da lì dare inizio al viaggio.
Viaggio. Perché PsychoDreamElectroGaze è colonna sonora che si abbina perfettamente allo spostamento, isolati dal resto degli occasionali compagni dalle cuffie che erigono la parete dietro la quale accucciarsi, mentre case, alberi, campi, ponti, tralicci, strade, ancora case, ancora strade fuggono via, lampi delimitati dal finestrino (“Phony love” ed il synth pop di “The castle”). Ma la (pre)disposizione dreamy di “A new wonder” ci mette al riparo dalla frenesia, porgendosi un cuscino sul quale appoggiarsi, avvolti dalla melodia della meditabonda “In dreams” e dalle algide pulsioni wave di “Wingless” che rielaborano “Empires and dance” dei Simple Minds, disco epocale che troppi hanno in spregio più per ignoranza o per pigrizia che per vera cognizione. Che, “E. and d.” è solo un riferimento, perché a PsychoDreamElectroGaze piace smarrirsi, approcciare vie diverse per poi ritrovarsi, confluire in un unico punto. Che potrebbe essere“Be your blood” (quella chitarra!), imperioso finale di un disco che ci consegna uno degli Autori più accreditati di questo ormai morente 20/24, ma in possesso di una visione saldamente orientata al domani.
Produzione di James Aparicio.
Ospiti:
Mario Lo Faro/Clustersun (chitarre, ‘Tears From Space’)
Sebastian Lugli / Rev Rev Rev (chitarre, ‘In Dreams’)
Laura Iacuzio (voce, “In Dreams’)
Davide DePolo/ The Mystic Morning (chitarra e synths, ‘A New Wonder’)
Produzione: Bear of Bombay, e Francesco Campanozzi (Casamedusa Studios, Milano)
Missaggio e masterizzazione: James Aparicio
