Dopo aver scosso la scena darkwave con l’energia cruda e senza compromessi di Ruh nel 2022, i Ductape tornano a far sentire la loro voce con Echo Drama. La band turca, ormai una forza dirompente nel panorama musicale alternativo, non rallenta nemmeno per un secondo, anzi: con questo nuovo album alza la posta, riversando ancora più rabbia, tensione e impatto emotivo nei suoi brani.
Se Ruh era una sorta di dichiarazione di intenti, Echo Drama è una vera e propria detonazione, un viaggio sonoro che affronta il caos contemporaneo con testi affilati come rasoi e una produzione pulsante, capace di alternare momenti esplosivi e ritmi ipnotici. I Ductape non si limitano a suscitare immagini di disillusione, ma ci trascinano in una lotta, vibrante e feroce, contro l’alienazione e l’incertezza. Il termine ‘echo’ collocato nel titolo, come da loro stessi ammesso, evoca le esperienze del passato e le riporta, arricchite di un significato dato dal presente: ecco perché Echo Drama, da vari punti di vista, sembra contenere qualcosa di speciale.
L’opener “Red Scar” apre in modalità ‘freddezza’ postindustriale, con la ritmica vivace e minacciosa al tempo stesso: dopo qualche istante la chitarra di Furkan reintroduce l’elemento ‘umano’, sostenendo la bella prestazione vocale di Çağla, qui al massimo di pathos e tensione. La seguente “Closer” offre una gradevole incursione sul dancefloor, con una melodia ‘sintetica’ accattivante, scandita da un ritmo serrato e pulsante e da briose tonalità canore. Invece, “The Unknown” rinnova l’impeto post-punk, abbinandolo a un andamento ‘febbrile’ e a una vocalità che sa essere al contempo ammaliante e inquietante. Notevole è anche “Veil of Lies”, che esordisce con un’energia apparentemente leggera, quasi giocosa, per poi fluire in suoni incisivi e potenti, sostenuti da un basso intransigente; “Anafor”, uscita come singolo, si attiene alla tradizione postpunk tratteggiando un’atmosfera davvero oscura e rispecchiando il tormento espresso dal testo in turco: segno di un intenso coinvolgimento personale che emerge anche dalle cupe e suggestive immagini del video ufficiale. Chiudono il disco altre due tracce con liriche in turco, tra cui spicca “Insan Senfonisi” (=sinfonia umana), forse la più particolare dell’album: permeato da un sentimento profondamente drammatico, il brano risulta meno ossessivo, ma comunque potente, e di certo rappresenta un’ulteriore opportunità per le doti vocali di Çağla di brillare; chiusura appropriata per un lavoro che ‘registra’ la maturità di questo duo, capace di rendere la brutalità del caos e la crudezza delle emozioni in un linguaggio musicale universale e fruibile. Se questo era l’obiettivo dei Ductape, possiamo dire che ci siano riusciti in pieno.
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