
Alcune notti sono più buie del solito, pervase da una oscurità che inghiotte irrimediabilmente contorni e profili e appiana ogni tratto dell’umana esistenza. La notte dello scorso 24 gennaio a San Francisco è stata una di queste, notte in cui i Sutekh Hexen hanno nuovamente scoperchiato il proprio sepolcro per effondere nel mondo le note di Primeval. Si stenta a credere che questo album sia frutto di esseri in carne e ossa, tant’è l’orrore e l’angoscia che esondano dalle sue tracce , stati d’animo al limite dell’umana sopportazione.
Primeval è una straziante disperazione intrinsa di terrore e rassegnazione che nasce da un mondo antico capace di dettare ancora, ciononostante e fortunatamente, le proprie regole e i propri rituali. L’album si snoda in otto agghiaccianti brani che squarciano le oscurità con colpi laceranti di affilatissime lame, otto pezzi di vetro a taglio vivo che non lasciano indifferente lo sprovveduto ascoltatore. I Sutekh Hexen decostruiscono il black metal dalle sue forme più canoniche, dai consolidati stereotipi, sperimentando e proponendo una forma libera da voci stentoree e colma di uno straziante caos.
Questo è un disco che non basta ascoltare, ci si deve arrendere, consegnarsi senza opporre resistenza. L’incipit “Malediction” delinea il climax dell’intero album, un folk apocalittico che non lascia scampo, ma c’è spazio per diverse atmosfere in questi solchi maledetti , come il gelido dark ambient di “Severed & Sealed”, “Moss Skull” e “Cavern Rite”, il toccante neofolk di “River of Shadows” e “The Clarion Call”, i sinistri rituali di “Pyre” e lo spettrale, raggelante organo che impera in “Orædjinn”. Lenta e inesorabile è la discesa negli inferi. Tra maestà celesti e smeraldi del giardino notturno, le liriche di Primeval rivelano pezzi di un mondo in decadimento, l’inesorabile tramonto di una società indirizzata, per naturale predisposizione, all’autodistruzione.
Registrato in bunker statunitensi usati nel corso della seconda guerra mondiale, nei territori del New England dove aleggiano le streghe, in alcune grotte nei Pirenei francesi e a Berlino, Primeval è un disco emotivamente forte e toccante, un lavoro che cattura l’anima, un biglietto di sola andata per l’inferno.
