Per quelle bizzarre circostanze che a volte la nostra immaginazione crea, prendendosi anche gioco di noi e della nostra ragione, rientrando, punto cruciale dei miei pensieri adorando guidare la notte, questi si concentravano sull’idea, o sul modello, di deserto. Di deserti. A volte succede che abbandoni il vagheggiamento alla deriva, altre che insista nel cercarne la causa. La ragione.

Nero Kane

Non è mai compito agevole aprire una serata, sopra tutto se il nome principale in cartellone pesa come The Sade che, mi ripeto ed è mio giudizio personale, ma ormai me ne frego letteralmente delle conseguenze, è una delle migliori goth rock band italiane, e non solo. In questo preciso interstizio temporale, è così. A proposito di (o dei, perché Samantha Stella è coprotagonista del progetto, fornendo a Marco Mezzadri un sostegno indispensabile per la riuscita delle interpretazioni, non solo in sede live) Nero Kane, urge da parte mia opera di contrizione (so anche riconoscere i miei peccati): all’epoca lontana del suo esordio, una diecina di anni fa, ebbi modo d’incrociarlo, anche se solo virtualmente, smarrendolo poi causa quella autentica disgrazia biblica che è il bulimico mercato discografico che ci affoga in un mare di uscite ingiustificate. Anche se, a mia difesa, le puntuali e preziose redazioni curate dalla graziosa Mrs. Lovett, delle quali vivamente caldeggio il vostro approfondimento, so che lo farete, mi hanno permesso di non perdere definitivamente i contatti. E se stasera sono qui, lo sono anche per porre rimedio a questa mancanza. Ed il duo ha svolto egregiamente il suo compito proponendo un set breve ma emotivamente coinvolgente, come è la sua Musica, per natura riflessiva ed introspettiva. Un flusso di note che si allungano, che si distendono e si sperdono nella vastità che non è solo fisica, è anche spirituale. Flussi blues mesmerizzanti, scura psichedelia ritualistica, ecco che le voci si appropriano di un antico ruolo cerimoniale, lo spazio infinito che queste note prolungate e prosciugate sondano, scivolando sulla superficie irregolare, note che si diradano nella vastità sterminata del deserto, quello di Ry Cooder e di Jorge Reyes, quello del sole, della polvere, delle spine, dei veleni, delle rocce puntute che graffiano la pelle rinsecchita, l’invocazione pagana di “Sola Gratia” che fuoriesce lenta dalle catacombe che conservano i resti sapienziali di civiltà sepolte nella polvere del Tempo, al quale ci affida. L’orazione funebre invocata da Nick Cave e da Johnny Cash, il sentimento smarrito che ritrova un senso, forse illusorio, nel suo cammino. Sei brani tratti da “Of Knowledge and Revelation”, l’ultimo, magnifico fin dalla copertina, del 2022 (Subsound Records/Narcotica, ma come ho fatto a perdermelo?), tre da “Tales of Faith and Lunacy” del 2020, ancor più vi esorto ad approfondire, oltre alle recensioni di questi due dischi Mrs. Lovett vi fornisce due resoconti che soddisferanno la vostra sete di conoscenza. Non fate come me, che sto recuperando, à rebours, il Tempo perduto.

Nero Kane

Nero Kane ha (hanno) eseguito:

Lady Of Sorrow (da Of Knowledge and Revelation, 2022)

Burn the Faith (da Of Knowledge and Revelation, 2022)

Mary of Silence (da Tales of Faith and Lunacy, 2020)

The Vale of Rest (da Of Knowledge and Revelation, 2022)

Angelene’s Desert (da Tales of Faith and Lunacy, 2020)

Mechtild (da Tales of Faith and Lunacy, 2020)

Intro – Swan/Sola Gratia (da Of Knowledge and Revelation, 2022)

Nero Kane: Nero Kane e Samantha Stella

The Sade

Era il 2 febbraio 2023. Scaletta simile, suono migliore, lo stesso, implacabile approccio. Perché per me questa è questione seria, non da balera, io devo-sentire-la-Morte-che-mi-soffia-sul-collo. Quella che il basso di “End of time” e di “Deaf Love” irriverente ti sbatte in faccia, quella che la voce invoca in “Long live death”, quella che la batteria (il treno lanciato nella folle corsa di “Cassandra Crossing”) infine inchioda alle assi marcite del/dal peccato dalle quali percola il fluido imputridito. Ognuno si prenda la sua croce. Nessun artifizio, se su disco sono perfette, queste litanie notturne (Vespervm et Tenebris) dal vivo prendono forma plasmate da un terzetto perfettamente integrato, spietatamente determinato. Tredici brani compresi gli encores, con due estratti da “Grave” (i singoli “Nyctopilia” ed “Afterdeath”), tre da “II”, con “Black Demon” che sprofonda i The 69 Eyes all’Inferno, ed uno addirittura da “Damned love” del 2011, ove emerge l’anima sporca del garage/hard/punk (e beh, questa me la concedo, chissenefrega delle definizioni, ma “Before the Death” districa gli istinti primordiali) scurissimo. L’attacco è perfetto, con le scariche elettriche di “Sinner”, ”No Mercy” ed “End of Time” che percorrono la schiena e frustano le spalle, trittico iniziale che vale già metà concerto, più avanti “The last days on Earth” ammanta la poetica disillusa di Johnny Cash (ancora Lui) di epica sepolcrale (“… I walk alone when the lights are dead inside…”), mentre la dolente ballata “Long live death” si asside dinanzi ai foscoliani Sepolcri prima di abbandonarsi al finale liberatorio. Così, una dopo l’altra, come i grani di un rosario laico. Un altro deserto. Quello attraversato dalla funerea carica nephiliana di un mortuario squadrone di cavalleria catafratta, che tutto travolge lasciando dietro di sé Morte e rovina. Il silenzio che segue l’infernale transito è illusorio, ancora risuona il rombo dell’eco risucchiata dal clangore provocato dagli zoccoli sulla terra violata. Poi il silenzio, quello reale ma pur sempre effimero, cala, e con esso la cenere che lenta si deposita a ricoprire i resti di ciò che fu, in epoche remote, e che non sarà più. Vorrei vederli su un palco enorme, con un’amplificazione portentosa, loro tre ed il loro suono. Quello di un complesso fondamentale per definire le nuove coordinate del goth rock, (auto)ridottosi troppo spesso a ripetere all’infinito la stessa, una sola, formula. Non so se un’altra alba seguirà alla grifagna notte… The Sade.

Ma in fondo è solo rock’n’roll (forse, non la prenderei troppo alla leggera).

Orietvr in tenebris lvx tva

Andrew Pozzy – The Sade

The Sade hanno eseguito, con cuore impavido ed anima nerissima:

Intro (il gallo annunzia un’alba che non verrà)

Sinner (da “Nocturna”, 2022)

No Mercy (da “Nocturna”, 2022)

End of time (da “Nocturna”, 2022)

Nyctophilia (da “Grave”, 2016)

Afterdeath (da “Grave”, 2016)

King and Queen (da “Nocturna”, 2022)

Guilty (da “Nocturna”, 2022)

The Last Day on earth (da “II”, 2013)

Long live death (da “Nocturna”, 2022)

Flatline (da “Nocturna”, 2022)

Deaf love (da “Damned Love”, 2011)

Encores 

Before The death (da “II”, 2013)

Black Demon (da “II”, 2013)

The Sade: Andrew Pozzy, Silvia Sade, Matt Sade

Silvia Sade, Matt Sade, Andrew Pozzy – The Sade

Chiusura di serata con l’impeccabile dj set curato da Sepolcro Zero

I deserti in comune hanno la sabbia. Che non è la stessa, ma alla quale è demandato il compito di custodire ossa, ossi, residui di civiltà, il compito di custode di una Memoria che, a volte, ci restituisce.

Vanitas Vanitatvm Et Omnia Vanitas

The Sade – I Cavalieri Neri del garage goth