
Forse il melodic death ha già raggiunto il suo culmine, ed intrapreso una parabola discendente, più o meno marcata lo accerteremo a posteriori. E’ indubbio però che (r)esiste uno sparuto manipolo di complessi che, pur reiterandone regole e modalità espressive, riescono a produrre opere ancora credibili, come Songs from the restless oblivion dei veterani Memories of a Lost Soul, che timbrano il loro disco numero cinque, secondo per MKM. Perfetta padronanza tecnica, intuizioni tutt’ora attuali, qualità di scrittura evidente permettono al quartetto d’elevarsi ben al di sopra del folto plotone rappresentato da coloro che non riescono a smarcarsi dalla formula (ormai esausta) resa canone inviolabile dai grandi di Gothenburg, ai quali i nostri nulla ormai devono, avendo assunto uno status che conferisce loro assoluto rispetto. “Darkness within” ne è classico esempio, con le sfuriate strumentali ben padroneggiate ed i cambi d’atmosfera e di passo che impregnano di manifesta teatralità una canzone che rappresenta l’ennesimo manifesto del loro stile espressivo, ma Songs from the restless oblivion fa sfoggio di intriganti vesti goth, si ascolti la pregevole “Into the maze of torment” caratterizzata da una prova corale che lascia spazio a porzioni soliste assai incisive e raffinate (sì, lo scrivo anche se non è necessario, si sentono i Cradle of Filth, ma non è mica un peccato!). “Shattered like the sun” lo conferma, la scaletta ci riserva anche la parte due di “Clockwork”, stabilendo così un punto di contatto con l’omonima canzone (che intitolava l’opera intiera) datata ormai 1998. Eoni sono trascorsi da allora, ma il talento e la qualità compositiva/espressiva dei Memories Of A Lost Soul sono rimaste intatte. Non è da tutti, concordate?
