Elsehow s’intitola il progetto attribuito a Piero Delux, artista italo belga che con questa sigla ha già pubblicato due albi. Afterimage è una bella raccolta di composizioni (in totale sono otto), delicate e sognanti, una perfetta convergenza tra pop autorale ed ambient rarefatta, pervenendo ad una forma espressiva che a volte richiama il primo Sylvian da solo, ascendente evidente in ”The endless dusk”, altre i Talk Talk maturi, evitando però la citazione immediata, ma mi piace insistere (per l’intonazione) con Liam McKahey dei Cousteau, non a caso complesso sovente accostato all’intensità di Scott Walker. Delux si mostra accorto a non trasformare la sua opera in una raccolta di bozzetti cameristici ed auto celebrativi, come in “Hemisphere” ove sì pare di incrociare il sommo David, ma è un attimo che fugge via incalzato dalla personalità dell’Autore che guida la canzone con polso sicuro. Atmosfera impalpabile, immagini che scivolano via di lato lasciando dietro di sé la scia ondivaga del ricordo, a tratti si accenna un ritmo più delineato (“In this century”), quasi a voler spezzare, interrompere il flusso quieto delle note e solleticare l’attenzione senza cangiar la natura della proposta, ma Afterimage indulge naturalmente sul lato più soft; della bella “Interlaced” sono disponibili un video ed una versione “purple fog side remix” che pone l’accento sulla punteggiatura delle note del pianoforte, sulle quali si appoggia una vocalità ferma e profonda (con ancora una volta Sylvian sullo sfondo). Finale affidato alla meditabonda “Telekinesis”, brano notturno che gioca sul contrasto con la più ampia apertura di “Remembrance”. Afterimage ci offre un riparo dal caos quotidiano, dal rumore e dalla frenesia. Un’opera fuori dal tempo.