Una passeggiata tra i colli di Montefoscoli, piccolo borgo immerso nella campagna pisana nei pressi di Palaia, porta a scoprire un luogo tanto inatteso quanto carico di fascino: il Tempio di Minerva Medica. Isolato e silenzioso, sorge sulla sommità di un colle nascosto all’interno di un boschetto poco fuori dal centro storico, quasi fosse un’architettura iniziatica mimetizzata nel paesaggio. Il visitatore vi giunge percorrendo un sentiero ombroso, un breve itinerario che sembra preparare a un’esperienza sospesa tra natura, memoria e simbolo.

Il tempio fu costruito tra il 1821 e il 1823 per volontà di Andrea Vaccà Berlinghieri, celebre chirurgo e professore dell’Università di Pisa, figura di spicco della medicina europea tra fine ‘700 e inizi ‘800. Dedicato a Minerva, dea romana della sapienza, delle arti e della medicina, l’edificio presenta un ricco insieme di elementi iconografici: civette che richiamano la conoscenza (la civetta era il simbolo della dea greca Atena), serpenti intrecciati legati alla tradizione terapeutica che risale ai culti di Asclepio, farfalle simbolo dell’anima, api associate all’operosità e alla rigenerazione tipiche della simbologia massonica, papiri evocativi del sapere antico. Tutto concorre a formare un linguaggio simbolico che intreccia arte medica, mito classico, spiritualità e possibili riferimenti al mondo massonico, ambiente culturale e filosofico verso il quale Vaccà Berlinghieri mostrò interesse e di cui probabilmente fece parte.

Le suggestioni che circondano il tempio sono numerose e affascinanti. Una delle più intriganti riguarda il possibile legame tra Vaccà Berlinghieri e Mary Shelley, autrice di Frankenstein, o il Prometeo moderno edito nel 1818 e poi rivisto dalla scrittrice fino alla versione definitiva del 1831. La scrittrice soggiornò a Pisa tra il 1820 e il 1821 insieme al marito, il famoso poeta inglese Percy Bysshe Shelley e al loro circolo di amici romantici, frequentando studiosi e scienziati locali. È noto che fosse profondamente interessata ai progressi della medicina e agli esperimenti galvanici che animavano il dibattito scientifico dell’epoca, gli stessi che contribuirono all’immaginazione del suo celebre romanzo.

Il nome di Vaccà Berlinghieri, chirurgo innovatore conosciuto in tutta Europa, ricorre nelle cronache pisane di quegli anni e la stessa Mary Shelley ne parla nelle sue lettere come del medico a cui il marito Percy era in cura per una nefrite. Da qui la nascita di ipotesi suggestive, come quella secondo cui il tempio di Montefoscoli potrebbe aver ospitato studi galvanici, esercitazioni anatomiche o esperimenti scientifici condotti dal medico stesso. È noto del resto che in quel periodo l’utilizzo di cadaveri per le esercitazioni chirurgiche era un fatto piuttosto usuale nel nascente mondo scientifico della medicina, che soprattutto in Inghilterra aveva dato vita anche a un mercato nero di cadaveri da dissezionare, che portò alla creazione di una nuova professione, il “body-snatcher”, ovvero il trafugatore di corpi. 

Un altro collegamento con il capolavoro di Mary Shelley è legato anche al nome di Victor Frankenstein, il protagonista del romanzo che assembla parti di persone morte per realizzare e dare vita alla sua Creatura: infatti il cognome Frankenstein potrebbe essere un omaggio al padre di Andrea Vaccà Berlinghieri, anch’egli, prima del figlio, medico famoso in tutta Europa, che aveva come soprannome “Francesco delle pietre” per la sua specializzazione nelle malattie urologiche. 

Per comprendere pienamente il senso del tempio è quindi necessario soffermarsi sulla figura del suo fondatore. Andrea Vaccà Berlinghieri (1772–1826) nacque a Pisa in una famiglia di medici illustri: suo padre Francesco, chirurgo rinomato e la madre Maria Francesca Berlinghieri appartenevano a una famiglia di patrizi pisani. Studiò medicina nella sua città e perfezionò la propria formazione tra Parigi e Londra, entrando in contatto con i principali centri scientifici dell’epoca. Al suo ritorno divenne uno dei chirurghi più stimati del continente, celebre per le lezioni all’Università di Pisa e per interventi innovativi, membro di accademie italiane e straniere e che contribuì al rinnovamento della pratica medica con un approccio empirico e razionale. Oltre alla medicina coltivò molteplici interessi sia politici, visto le sue simpatie repubblicane e il suo coinvolgimento nei circoli carbonari dell’epoca, sia filosofici e spirituali, mostrando attenzione per i linguaggi simbolici associati alla massoneria. Il tempio di Montefoscoli, costruito come luogo di studio, meditazione e rappresentazione della scienza come via di conoscenza e di elevazione morale, è probabilmente la sintesi più evidente della sua visione.

Oggi, a due secoli dalla sua costruzione, il Tempio di Minerva Medica colpisce per la straordinaria conservazione e per l’aura di mistero che continua a emanare. È un luogo in cui la bellezza della campagna toscana si intreccia con un passato ricco di scienza, mito, letteratura e spiritualità, rendendolo uno dei siti più affascinanti dell’intero territorio. Un luogo da visitare e riscoprire, dove la storia continua a dialogare con l’immaginazione.