
Non possiamo prescindere da alcune considerazioni. Ogni anno in Italia vengono date alle stampe centinaia di titoli. Molti di questi, una volta messi in distribuzione, non vendono nemmeno una copia, altri raggiungono a fatica numeri di vendita risibili. Il tutto non giustifica lo sforzo di Autori, di Editori, alcuni davvero illuminati, altri bottegai interessati solo al guadagno. E’ vero, indiscutibilmente e miseramente vero, che i lettori sono numericamente sempre meno. Troppe distrazioni, colpa della (mala)educazione, chissà. Però non sono scomparsi, tutt’altro, la specie è ancora presente.
Stesso discorso vale per la Musica. Overproduction. Offerta, sovente di scarsissima qualità, soverchiante rispetto all’effettiva domanda. Inflazione. Siamo tutti post punk? Simon Reynolds ti rendi conto cosa hai fatto? Ma non è colpa tua.
Corriamo così il rischio che questa sovra produzione, questa massa gelatinosa ed opaca che è l’offerta di libri (e dischi) che letteralmente ci investe, renda a noi invisibili quelle (non sono poche) pubblicazioni che meritano davvero attenzione, scrupolosa lettura ed appagamento delle proprie aspettative. Quando trattasi di critica musicale, di biografie, di compilazioni di epoche e/o generi, ci si rivolge agli appassionati, ai già edotti, è vero, ma non si deve trascurare, assolutamente, quanti a queste opere potrebbero avvicinarsi per il gusto della scoperta del nuovo ovvero il piacere di una bella lettura.
Non ho avuto, ancora, il piacere di conoscerlo di persona, Alex “Mish” Daniele. Ma è come se lo avessi già incontrato, come se ci fossimo già scambiati, l’uno davanti l’altro, lacerti consistenti delle nostre Vite, quelli che riguardano una passione che perpetriamo da… tanti anni, che coltiviamo con pertinacia ed anche un po’ di snobismo, perché no? Conservo con cura (quando di parla di Musica e di tutto ciò che ad essa è correlato, sono disciplinatissimo) alcune copie di Ascension, rivista (rivista, non fanzine, qui si accede ad un piano più nobile) dalla quale tutt’ora traggo aneddoti ed informazioni utili per il mio programma radio, che all’epoca mi fornì lo stimabile Gianfranco Santoro (mi vanto di chiamarlo Amico). Anche perché, conoscendo la mia perfidia è incredibile, raramente mi sono trovato così allineato al pensiero di un mio simile. Ripeto, non ci conosciamo, non abbiamo condiviso nulla; quindi, il mio giudizio è scevro dal sentimento. C’è sopra tutto un articolo che tengo assai caro, la vicenda narrata con passione e conoscenza di uno dei complessi che più hanno segnato la mia vita da appassionato di Musica: The Lords of the New Church.
Passione e competenza. Atto d’amore (ai confini della sconsideratezza) che informa un’altra fondamentale operazione introdotta da Alex (mi permetto di nominarlo omettendo il cognome): quell’”At war with Gods” che è da considerare la genitrice de Il bacio del serpente. Un’opera di catalogazione puntigliosa, impressionante nella quantità e definizione del materiale esposto, frutto di una attività di ricerca stupefacente, eccezionale, dal portato enciclopedico. Il bacio del Serpente è il passo che la completa, indirizzato al pubblico italiano (almeno a quella fascia che non possiede una conoscenza almeno scolastica della Lingua Inglese), e non solo ai sostenitori ed ai fan del complesso di W. Hussey. Tutti coloro che apprezzano il rock gotico (il rock gotico), non devono né possono prescindere dalla vicenda, fervidamente narrata, di un complesso che ha contribuito a consolidarne le fondamenta, generando una vera e propria corrente espositiva che negli anni ha raggiunto un considerevole numero di adepti (e se siete degli iniziati, i nomi dovrebbero essere conosciuti, inutile elencarli). Una musica dal forte impatto emotivo, poggiante su un chitarrismo indomito ma sempre elegante ed una sezione ritmica dal marcato afflato epico. Ed il canto, l’elemento centrale della narrazione. Non solo cavalcate imperiose come la canzone che dà il titolo a questa Opera, o come “Deliverance”, ma anche splendide, crepuscolari (ed il vocabolo stavolta non viene adottato per posa bensì per sostanza) ballate.
Quanto la Radio, il mezzo di apprendimento, non solo di legittimo svago, più influente a nostra disposizione, abbia inciso/incide sulla mia vita anche quotidiana, richiederebbe spazio che non merita, sottraendolo all’oggetto, al cuore di queste mie considerazioni, che è Il bacio del Serpente. Chi mi conosce sa. Radio che ha suscitato nel giovine HadrianuS (nomina che devo ad un caro Amico, e che mi accompagna da quarant’anni) una serie di epifanie, tutt’ora ininterrotte, che susseguendosi hanno consolidato la mia dote di conoscenze in materia, e che soprattutto si sono rivelate fondamentali per la maturazione di uno spirito che è rimasto curioso, non ostante a conti fatti siano trascorsi cinquanta anni, dalla prima volta che ascoltai i Roxy Music (di “Manifesto”, ed ecco un punto di contatto, entrambe le formazioni avevano in repertorio “Like a Hurricane” di Neil Young). Ricordo ancora la prima volta di “Body and soul”, conoscevo già The Sisters oM ma mai fino a quel momento si erano espressi con tale accorato lirismo (e chi ne ha composto la musica, anche se non venne accreditato?), ricordo ancora quando a notte inoltrata appresi che TSoM non esistevano più, che le strade di Eldritch e di Hussey si erano divise (le parole: doveva andare così mi sono ancora chiare), e che quest’ultimo aveva fondato The Sisterhood (che nome magnifico, sicuramente mi dissi), portandosi dietro il fido Craig Adams. Continuità del nome, dalla congregazione alla sorellanza, la sostanza non muta, come è andata a finire è noto, Eldritch sì che è perfido… L’adozione del definitivo The Mission, la missione intesa come luogo che ospita una comunità che condivide medesimi valori (il gruppo), ma anche come crociata, altro termine fondamentale per definire l’epica husseyana: le due “World Crusade” che compattarono una schiera di devoti cultori (gli Eskimos che ne costituirono/ne costituiscono la falange più determinata e fedele: “Non era solo musica, era una famiglia! Fratelli di sangue!”, Stoko, un eskimo) e di fatto sancirono l’ingresso dei The Mission nel novero ristretto delle arena band. Per Hussey il conseguimento di un sogno perseguito con grande risolutezza, per il partito opposto, gli invidiosi, la condanna della liquidazione al mainstream. Il compimento di un percorso iniziato ben prima dell’ingresso nella congregazione eldritchiana, un segno del destino la provenienza da una famiglia mormone (che avrebbe desiderato per lui un altro genere di missione…).
“Mi sono divertito molto durante il periodo trascorso nei Sisters of Mercy… In “First and last and always” per esempio, secondo me ci sono alcuni momenti davvero grandiosi” (Wayne Hussey).
Non un semplice gruppo, The Mission (“un tesoro nazionale”, W. Hussey con la sua solita modestia), con Adams, Mick Brown e Simon Hinkler a completare il primo quadrilatero della sua storia, ed ad iscrivere agli atti una serie di ep che ne delinearono immediatamente la tempra ed istituirono già allora futuri classici di una discografia sempre più estesa. I prodromi, gli esercizi preparatori per il fulminante esordio “God’s own medicine”, la sfida vinta, il suono, quel suono che costituì uno dei motivi d’attrito con Eldritch, che trovava la sua piena e rotonda manifestazione (e che venne accolto da Tim Palmer, ai primi passi d’una carriera ponderosa). Un suono grandioso che evidenziava la comune attitudine con quei The Cult ai quali Hussey riconduceva influenza ed ispirazione. Le nuove coordinate per il rock gotico che sarebbe venuto di lì a poco, ma anche le scelte coraggiose, come John Paul Jones scelto come produttore del successore di “God’s…”, quel “Children” ove l’ascendente della casa madre del bassista (da sempre presente nel DNA sonoro de The Mission) è palese. Ma passaggio necessario per comprendere la complessità e la profondità dell’Hussey compositore. Dieci album in tutto, i primi tre determinanti per l’istituzionalizzazione del suono del rock gotico, una costellazione di ep e di singoli, inevitabili scivolate, per sconsideratezza o per presunzione (“Masque”…) che a distanza di tanti anni vanno però contestualizzate, inserite in un contesto più ampio e definito, e risurrezioni imperiose, riappropriazione di un ruolo di guida che nessuno può negare loro. Una Crociata, che è marcia trionfale ma anche fatica, vittorie ed inevitabili sconfitte. Trionfi, amarezze, illusioni, contrasti, abbandoni e riappacificazioni, compagni che lasciano, altri che si aggiungono, le collaborazioni che si consolidano, che aprono a nuove prospettive, carriere soliste e condivise con altri. Ma, “se gli uomini passano, il gruppo rimane”. Ed il lungo crepuscolo (metà del tomo è dedicata all’analisi dei primi anni, quelli scanditi da “God’s own medicine”, da “Children” e da “Carved in sand”), l’avviarsi (perché non siamo immortali, ed al Tempo prima o poi dobbiamo cedere le armi, sempre con onore però) ad un epilogo inevitabile, con la dignità di chi sa che il suo dovere, la sua parte, l’ha svolto. Vicende comuni a tanti complessi così longevi, quasi quarant’anni di Storia non sono una semplice parentesi, ed Il bacio del Serpente li include tutti. Non mi credete? Signori, questa è Fede, questa è una crociata, non è semplice svago, se il suo nom de plume è Mish, una ragione c’è, è un grado che si è meritato, campagna dopo campagna di fedeltà alla Missione.
Ma ora tocca a Voi, cari Lettori. Fate scivolare le pagine una dopo l’altra (adoro il profumo che la carta emana, anche dopo anni), emozionatevi, sorridete, v’imbatterete in fatti noti ma anche in dettagli dei quali non eravate conoscenza fino ad allora (in questi Alex si lascia andare) e che contribuiranno a meglio definire l’epica (ne abuso, di epica, lo so) di The Mission. La scrittura è sobria nello stile, sovrabbondante nella narrazione che si mantiene efficace e competente, Alex è un appassionato, anche le vicende che registra vissute in prima persona, sono rendicontate con spirito sincero ed indenne da perniciose partigianerie che ne sminuirebbero ovvero renderebbero inefficace la portata della sua Opera.

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Se all’alba dei sessant’anni si prova ancora emozione, trasporto, coinvolgimento nel leggere di fatti che pur sono noti da tempo, è merito da attribuire solo ed esclusivamente all’Autore, a Mish che non ho ancora conosciuto di persona, magnifico, sconsiderato Narratore di un’epoca che è parte costitutiva della nostra esistenza, essendo la Musica parte integrante ed inscindibile di/da essa.

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Note
Sezione fotografica esauriente, proveniente dall’archivio di Mish e da quello del complesso; contribuisce a meglio focalizzare la cronologia, anno dopo anno,
L’Autore non cede all’auto compiacimento e nemmeno all’eccesso di sentimentalismo, che è inevitabile, considerato il grado di coinvolgimento nell’operazione. Una biografia non può prescindere dal vissuto personale di chi la redige. Gli interventi dei protagonisti, dei testimoni diretti, permettono di contestualizzare gli eventi descritti; si crea così il contraddittorio, il necessario elemento di confronto fra le varie voci interessate.
Infine, quella che abbiamo letto/stiamo leggendo/leggeremo, è la narrazione di vicende umane, della vita, o di una considerevolissima parte di essa, di Uomini. Non tutto ciò che accade dipende da noi, mai in toto. Ci sono degli elementi che non possiamo governare, come tempeste dalla forza inaudita che si abbattono sulle nostre Vite, e che lasceranno dei segni sulle stesse. Se apprezziamo questa Musica, lo dobbiamo anche a coloro che hanno contribuito a definirne i canoni. La nostra esistenza, da appassionati curiosi che si spingono oltre il semplice ascolto, è segnata da canzoni, da brevi parentesi che sono identificate da un nome, da un titolo. Da una serie di nomi e di titoli che, uno di seguito all’altro, rendono la nostra esistenza diversa. Come sempre, ed inevitabilmente, nel bene e nel male, nella gioia e nel dolore.
Ultima: la mia inseparabile consorte (sempre citando Adriano “Magoo” Di Gaspero) era presente, nel marzo del 1987, al Valentinis di Monfalcone (io mi trovavo lontano… servizio di leva). Ricorda nitidamente che non fu un gran concerto, set brevissimo ed Hussey infastidito da chissà chi. Tipico del personaggio, egli stesso ha sempre dichiarato che, nei confronti dei propri fan, prova un contrastante sentimento di amore ed odio.
Alex Daniele: Il bacio del serpente
Tsunami Edizioni
Collana Gli Uragani
Novembre 2025
Pagg. 408
Euro 25,00.-
https://www.tsunamiedizioni.com
