
Giunti al termine dell’ascolto di Metanoia, non si può non annotare la varietà di approccio all’opera adottata da John Michael Zorko, intestatario di questo progetto che ha base nella Bay Area che con questa uscita raggiunge il considerevole traguardo dell’ottava pubblicazione lunga, compimento di un percorso artistico inaugurato da “Mercy” nel 1998. Altro elemento distintivo da tenere in considerazione, l’ampio parterre di ospiti che condividono l’iniziativa, ognuno portatore delle proprie esperienze e dei propri intuiti interpretativi. Tra questi, ritrovo Anji e Ryan Lum di Love Spirals Downwards/Lovespirals e Dru Allen di Mercury’s Antennae (recentemente da noi trattati in occasione della pubblicazione di “The Veil’s opaque v. 2”), ma l’elenco è ben più esteso, come annoto a piè di questa mia. Zorko è l’ispiratore, l’Autore ed il direttore di questa piccola orchestra, colui che garantisce l’unitarietà ad un lavoro che altrimenti potrebbe apparire dispersivo (oggidì ricevere attenzione da un pubblico sempre più distratto è risultato significativo), e che concettualmente si ispira a “Le Metamorfosi” di Publio Ovidio Nasone, delineando così l’attenzione che Zorko stesso riserva all’ingrediente lirico. Metamorfosi, cambiamento, trasformazione, sfida, adattamento, esplorazione, consapevolezza. Assai varia, riprendo quanto indicato prima, la sostanza sonora, prendendo esso incentivo da progetti collaborativi quali This Mortal Coil (e The Eden House se vogliamo aggiornare la mappa), come dall’attenzione alla forma classica esaltata nelle opere dei Dead Can Dance ed alla definizione di concetto di musica eterea istituita da Cocteau Twins e dalla prima ondata del dream pop da essi derivante. Un indizio interessante, che ne delimita meglio il percorso, la pubblicazione del predecessore di Metanoia, “Shine” del 2017, per Projekt Records, curatrice anche della compilazione “Charms (Best of 98-13”) la quale potrà consentire al più curioso di accedere ai piccoli segreti compositivi di Zorko. Con Metanoia egli, prendendo spunto dai Miti dell’Antichità, ci guida in un percorso che interiorizza aerei paesaggi dream pop, accenni jazz, pop sofisticato ed ambient contemplativa.

Dru Allen: canto (“Alcyone”)
Courtney Grace: canto (“Flesh To Tree”, “Ariadne”)
Slim Heilpern: armonica (“Ari’s Song”)
Amelia Hogan: canto (“Constellations”)
Anji Lum: canto (“Philomena”)
Ryan Lum: chitarre, percussioni (Philomena”)
Erica Mulkey: canto, violoncello (“They Give Me Flowers”)
Colleen Hilker: canto (“Throw the Stone”)
Shikhee: sintetizzatori (“They Give Me Flowers”)
Jennifer Wilde: canto (“Demiurge (Momento Eorum)”, “A Thread Of Happiness”)
