
Di padre anglo irlandese (il chirurgo militare Charles Hearn) e di madre greca (Rosa Antonia Kassimati), nato a Lefkada nel 1850, Patrick Lafcadio Hearn (il nome deriva proprio dall’isola del Mar Ionio che gli diede in natali) era un apolide predestinato. Dopo una prima parte di esistenza trascorsa in Europa, si trasferì negli Stati Uniti, ove esercitò la professione di giornalista (un indagatore della cronaca nera) e di traduttore, ed ove il suo stato di sradicato continuò a consumarsi fino a che la rivista per la quale si firmava lo spedì in Giappone, incaricato di restituire resoconti su quel lembo di mondo da poco apertosi (più per violenza che per volontà) all’Occidente bramoso di novità, di conoscere (ed ancora, più per predatoria convenienza economica che per autentico spirito di sapere) cosa era quella Nazione.
Era il 1890, nemmeno quarant’anni prima (nel 1853), Matthew Calbraith Perry, Commodoro della Marina degli Stati Uniti, aveva fatto attraccare la squadra di quattro navi da guerra che comandava a Shimoda, nella Baia di Edo, dando di fatto inizio ad una nuova, decisiva fase della storia giapponese. Le Navi Nere (così esse vennero nominate) simbolo di una potenza alla quale nessuno poteva opporsi. Un atto di forza che oggi possiamo pur troppo analizzare con un approccio ancor più disincantato.
Ma Lafcadio Hearn non si limitò a svolgere scrupolosamente l’incarico assegnatogli. Egli rimase già sulle prime affascinato da quella Terra, quel Popolo, quella Cultura. Il Giappone di fine diciannovesimo secolo, con le sue Tradizioni, la Religione, un approccio all’esistenza alieno per un occidentale (ed ancora oggi, capace di suscitare curiosità), così diverso (alieno ancora una volta) dalla nazione ultratecnologica ove tutto è perfetto, puntuale, organizzato. Nelle grandi metropoli dalle luci che ammaliano, ma non nelle campagne, ove l’Anima di quell’Antico Giappone resiste (per quanto? Forse?) ancora.
Da una parte il giapponesismo, dall’altra l’assimilazione di usi e costumi che determinarono una progressiva, inarrestabile occidentalizzazione. Nel centro, Hearn.
Lafcadio Hearn non tornerà più indietro. Sposerà una donna giapponese, e dal matrimonio nacquero quattro figli, assunse il nome di Koizumi Yakumo e, da semplice inviato, divenne a tutti gli effetti un cittadino della nuova Patria che lo adottò e della quale diverrà un testimone accalorato. Anche se, pare, che qualche dubbio si insinuò, più di una volta, a rendere la sua granitica certezza meno compatta. Morì nel 1904, all’alba di ulteriori importanti accadimenti, che segnarono un’ennesima repentina svolta al corso inesorabile della Storia, pianto dai suoi connazionali come uno di loro, e di loro uno dei più rispettabili.
La produzione letteraria di Hearn/ Koizumi Yakumo è imponente, tradotti in italiano si contano una trentina di titoli. In ognuno, egli indaga con occhio attento e scrupoloso (e, soprattutto, rispettoso), usi e costumi della sua nuova gente. Lo fa con prosa elegante e con ritmo lento, compassato, come una cerimonia religiosa. Nei ventiquattro racconti che compongono La festa dei Morti e altri racconti giapponesi di magia egli percorre strade buie di villaggi sperduti, entra con misurata grazia nelle abitazioni e nei Templi, osserva e partecipa, raccoglie ed elabora. Anche nei frangenti più macabri, egli non appesantisce lo stile, redigendo i suoi scritti, le testimonianze che egli raccoglie ed indaga, con lineare, efficace discrezione; ciò che per noi può risultare incomprensibile, essendo occidentali, egli lo rende naturale mantenendo integra la fonte, non spogliandola della componente (fascinosa) arcana, ed al contrario non accrescendone artificialmente l’effetto. Il sacrificio di una giovane donna o di un giovane uomo, il senso dell’onore, del pudore, la Morte che irrompe nella quotidianità e che, eppure, è considerata evento atteso ed inevitabile. L’aspettativa, l’inesorabilità, l’accettazione serena del Destino, e la certezza che questa è solo una fase, alla quale un’altra si succederà in un ciclo perpetuo.
Le pagine iniziali e quelle finali ci restituiscono l’Autore nel ruolo di narratore del vissuto personale. E sono le più rilevanti, per la comprensione dell’uomo Lafcadio Hearn/ Koizumi Yakumo, e di un Giappone che, oggi parrebbe così, chissà se mai è esistito.

Lafcadio Hearn
Lafcadio Hearn: La festa dei Morti e altri racconti giapponesi di magia
Mimesis Edizioni
Pagg. 214
Euro 18,00.-
https://www.mimesisedizioni.it
