Di fronte alla nuova femme fatale che inonda l’immaginario di fine ‘800 l’uomo diventa la vittima designata, la donna sensuale e venefica rappresenta una tentazione insana alla quale non può resistere, mantide che irretisce il maschio per poi divorarlo, vampiro che ne succhia il sangue.

La Donna Vampiro

Negli ultimi anni del XIX secolo il tema vampirico, soprattutto declinato al femminile, si diffonde negli ambienti di gusto simbolista e decadente e diventa fortemente attrattivo per il suo rapporto morboso con le vittime dando il via a nuove forme di sessualità. Come scrive lo studioso di vampiri Fabio Giovannini, “la donna vampiro è il personaggio, la figura, più utilizzato per dipingere un tipo di femminilità che attraverso i secoli ha sempre spaventato il maschio: la donna eccitante, che usa la carne e la sessualità per fare del <<male>>, per ghermire, per castrare, per uccidere. Infine, per portare a consunzione e abbeverarsi dalle vene dell’uomo.” … “La vampira è la più protagonista tra tutte le figure femminili dell’immaginario. Ribalta ogni idea tranquillizzante della donna come <<angelo del focolare>>, nega tutte le <<virtù passate>> della femminilità tradizionale”… “Se la sessualità dell’immagine pubblica della donna è procreativa e rassicurante, la sessualità della vampira accende solo pericolosi desideri nell’uomo e lo porta alla rovina.” (*).

Nell’arte figurativa, come abbiamo visto nei precedenti approfondimenti, si è andato via via imponendo nella seconda metà dell’800 un nuovo modello di donna sensuale e tentatrice, seducente e distruttiva, dalla quale ha avuto origine la fortuna iconografica della donna-animale, sirena, sfinge, gorgone, lamia, succube ecc., per arrivare alla fine del secolo alla donna vampiro, ultimo esempio e apice di questo lungo percorso.

La Femme chauve-souris (La donna pipistrello) di Albert Joseph-Pénot (1890), chiaro esempio di arte simbolista di fine 19esimo secolo, raffigura in una notte di luna piena, sotto un cielo denso di nuvole, una donna con oscure e ombrose ali di pipistrello e il volto inquietante che si libra in aria fissando con gli occhi spalancati chiunque la osservi. La chioma scura e ribelle e la sua nudità evocano una sessualità demoniaca, mentre le mani sembrano pronte a ghermire una preda come una bestia feroce.  La donna pipistrello rappresenta una conturbante vampira dallo sguardo crudele e ammaliatore i cui poteri risiedono non nei denti aguzzi ma nel suo sensuale erotismo. Il pipistrello del resto in questo periodo diventa un animale alla moda che affascina poeti e artisti simbolisti e compare in molte creazioni artistiche, come ad esempio nella bella litografia di donna alata del frontespizio di Les Ténèbres di Iwan Gilkin realizzata da Odilon Redon nel 1892.

È però Edvard Munch l’artista che più si concentra sul tema della donna vampiro. Realizza una serie di disegni e incisioni di arpie (Harpy) tra 1894 e 1899. Nelle diverse versioni il tema non cambia: l’inquietante creatura-mostro dal corpo femminile con ali e zampe d’uccello sovrasta un moribondo pronta a succhiargli il sangue. Ma l’opera principale e più conosciuta è Love and pain (1895) olio su tela in seguito ridenominato Vampire, di cui esistono numerose versioni, di cui l’ultima nel 1916-1918 (Vampire in the forest). In questi quadri una donna dai lunghi capelli rosso sangue abbraccia e avvolge l’uomo a lei sottomesso e lo consuma, bevitrice silenziosa della sua vitale essenza. L’opera simboleggia la concezione di Munch della donna simile ad un vampiro, capace di divorare l’anima e le energie vitali maschili attraverso un amore distruttivo. La sua visione della figura femminile è condizionata dal senso di attrazione-repulsione di fronte al mistero della sua sessualità, nei confronti della quale l’uomo risulta essere sempre disarmato se non addirittura succube. Pertanto l’immaginario del pittore si serve di simboli come l’arpia e la vampira che servono ad illustrare il senso di disagio e di smarrimento di fronte ad un essere considerato dall’artista come dominante e mortifero per il genere maschile.

Oltre alle opere di Munch una importante rappresentazione di donna vampiro è quella fornita da The Vampire di Philip Burne-Jones (1897), opera andata poi dispersa e di cui rimane solo la riproduzione fotografica. Il dipinto rappresenta una femme fatale riversa su un uomo che giace sul letto, privo di sensi e probabilmente morto, con una ferita al petto, mentre la donna in camicia da notte lo guarda con aria distante ed enigmatica. La sua posizione simile a quello di un “incubo” e il suo atteggiamento la fa identificare come una vampira. A livello visivo l’opera è un chiaro omaggio e una ripresa del famoso dipinto The Nightmare (L’Incubo) di Johann Heinrich Füssli (1781), con al posto del demone (l’incubo) la sua versione femminile (la succube), pronta a ghermire il maschio. Quando venne presentata alla New Gallery a Londra il 24 aprile 1897 suscitò un certo sconcerto, ma anche apprezzamento, e molto se ne parlò sui giornali dell’epoca, anche perché il padre di Philip era Edward Burne-Jones, uno dei principali pittori preraffaeliti. Assieme al quadro nel catalogo della mostra fu presentato anche il poema The Vampire di Rudyard Kipling. Qualche settimana dopo Bram Stoker pubblicò il suo Dracula e come sottolineato da Fabio Giovannini (**) sappiamo che i due si conoscevano bene e si frequentavano. Si crea così una relazione tra il romanzo di Stoker e questo dipinto, con però la fondamentale differenza nella scelta di genere del vampiro. Notevole fu la fortuna di questo dipinto e della correlata poesia di Kipling che senz’altro influenzarono, più del romanzo di Stoker, l’immaginario di quegli anni di fine secolo e cementarono ancora di più una visione vampiresca della donna, portatrice di sciagura e rovina.

The Vampire di Philip Burne-Jones

Da questo momento in poi il termine “vampire” è definitivamente sdoganato e lo ritroviamo come titolo di numerose opere artistiche appartenenti a varie arti figurative: basta ricordare l’affascinante scultura in bronzo dorato con ali da pipistrello Le Vampire (Le Chauve-souris) di Agathon Léonard (1903), secondo alcuni un omaggio alla famosa attrice Sarah Bernhard (1844-1923), che ebbe molta popolarità al tempo e fu riprodotta in numerose copie. Oppure l’inquietante Vampire dell’artista viennese Franz Flaum (1904), dove la vampira è rappresentata come una donna dal corpo sinuoso che striscia alla ricerca della sua preda, archetipo della seduzione distruttiva. Si diffondono anche illustrazioni a tema, come Vampiro di Marcus Behmer (1903), in cui l’inquietante figura notturna dalle ampie ali quasi si trasforma da pipistrello a farfalla, simbolo del tramite tra il mondo dei vivi e quello dei morti, oppure la vampira viene rappresentata nel suo aspetto più sensuale e lascivo, come nella fumettistica ante-litteram acquaforte Quo non ascendam di Alméry Lobel-Riche del 1910.

Le Vampire (Le Chauve-souris) di Agathon Léonard
Vampire di Franz Flaum

Ritornando all’arte pittorica, un’altra opera interessante è Le Vampire di István Csók (1907), artista ungherese poco conosciuto, in cui sei orgiastiche vampire si aggrovigliano fameliche sul corpo della loro vittima e a turno ne succhiano il sangue dal collo, unendo l’elemento demoniaco e sessuale. Da notare che dello stesso artista è anche un dipinto, Erzsébet Báthory (1895), che ritrae la famosa contessa sanguinaria, arrestata nel 1610 nel suo castello di Cachtice in Slovacchia con l’accusa di aver torturato a morte decine di fanciulle al suo servizio per utilizzarne il sangue e bagnarsi in esso, convinta di procurarsi così l’eterna giovinezza. Nella tela, andata purtroppo perduta e di cui rimane solo una foto, appare come una donna anziana mentre, seduta in poltrona, assiste alle torture sulle sue vittime che denudate vengono gettate in una pozza di acqua gelata.

Le Vampire di István Csók
Erzsébet Báthory di István Csók

Questo excursus sulla donna vampiro nell’immaginario artistico si conclude con l’opera Vampires of War, una serie di dipinti dell’artista polacco Boleslaw Biegas realizzati tra il 1914 e il 1918, in pieno primo conflitto mondiale. Rappresentano rapaci arpie/vampire che ghermiscono gli uomini con i loro artigli, straziandone le carni e bevendone il sangue. La figura vampirica in queste immagini si espande fino a diventare metafora della distruzione moderna, della guerra, della civiltà che divora se stessa.

La donna vampiro non è dunque soltanto un mostro immaginario, ma lo specchio di una crisi profonda: paura del desiderio, perdita del controllo, riconoscimento inquieto di un potere femminile non più confinabile. L’arte a cavallo tra ‘800 e ‘900 ha dato forma a questa angoscia con immagini di straordinaria forza, lasciandoci un’eredità visiva di incredibile bellezza e suggestione.

* cit. tratta da Il libro dei vampiri, edizioni Dedalo 1997 pag. 183
**Alle fonti del vampiro moderno, 2024,  dal sito web Vampyrismus a cura di Fabio Giovannini: https://vampyrismus.altervista.org

 

Bibliografia essenziale

AA.VV. Arte e magia. Il fascino dell’esoterismo in Europa, Silvana Editoriale, 2018
AA.VV. Il demone della modernità. Pittori visionari all’alba del secolo breve, Marsilio, 2015
AA.VV. Dei ed Eroi, Classicità e mito tra ‘800 e ‘900, Edizioni De Luca, 1996
AA.VV. Il Simbolismo. Arte in Europa dalla Belle Epoque alla Grande Guerra, Arthemisia, 2016
AA.VV. Il Simbolismo in Italia, Marsilio, 2011
AA.VV. Il Simbolismo. Da Moreau a Gauguin a Klimt. Ferrara Arte, 2007
AA.VV. Liberty. Uno stile per l’Italia moderna, Silvana Editoriale, 2013
Arianna Conti, Franco Pezzini, Le Vampire, Castelvecchi editore, 2005
Bram Dijkstra, Idoli di perversità, Garzanti, 1988
Fabio Giovannini, Il libro dei vampiri, edizioni Dedalo, 1997
Alix Parè, Il libro delle ombre, L’ippocampo, 2025
Lorenzo Soave, Il terrore nell’arte, Palombi editore, 2019