
Novembre – Revolver Club
Novembre (con April Portrait e Shiver Down)
Revolver Club – San Donà di Piave (VE) 21/3/2026

Carmelo Orlando
Per la mia generazione (mi permetto di farmi interprete di un sentimento che sono certo è condiviso), l’importanza e soprattutto la reputazione che i Novembre si sono meritatamente conseguiti è innegabile, come pure l’influenza da essi esercitata su una discendenza che trova ancora oggi, a più di tre decenni dal folgorante esordio, nuovi e credibili eredi. Mi correggo, di nuovi e credibili educandi. Trentadue anni, ma quella barca dal fasciame consumato dalla salsedine e dal sole, quell’orizzonte chiuso ad un lato da un molo silente, il giallo sovrastante il grigio, la massa d’acqua ricoperta di festoni brumosi, sono tutt’ora vividamente infitti nella nostra Memoria, come pure quella musica nella nostra Anima. Avrebbe avuto senso semplicemente mandare a memoria la lezione dei loro contemporanei Albionici? Sì, anche, se non si possiede, se non si è assorbita la Cultura della propria Terra d’origine. Ed è quello che fecero, fertilizzare il terreno del gothic doom appena dissodato in Britannia con la sensibilità mediterranea che due giovani Artisti continuavano a coltivare nella loro interiorità.
Trentadue anni. Confesso che quando mi sono trovato davanti a Carmelo, ho potuto fare poco altro se non ringraziarlo ed abbracciarlo, ancora una volta. È così, è un rispetto che provo nei confronti di chi come Lui, quasi mio coetaneo, ha contribuito alla mia formazione. Mi ha permesso di beneficiare di un ulteriore grado di conoscenza. Ha aperto le porte di un nuovo Mondo. Il drappello britannico, il manipolo scandinavo, ed i Novembre. Che a San Donà di Piave mettono in atto il terzo concerto di un giro giunto alla sua metà esatta. Il compito, l’onore/onere di aprire la serata a due formazioni di recente istituzione, ma già sufficientemente dotate di carattere specifico, le quali, anch’esse, un debito di riconoscenza nei confronti del nome principale in cartellone lo hanno, e che si sono indubbiamente dimostrati all’altezza dell’incombenza.
Inaugurano il palco gli April Portrait che, oltre a detenere una intestazione magnifica, fanno mostra di grandi intesa e sicurezza; una successiva indagazione mi permette di venir a conoscenza dei loro trascorsi in complessi che i più attenti dei nostri Lettori hanno già avuto modo di individuare come i 30 Denari e gli As Harmony Dies (“Flames everywhere” del 2007, My Kingdom Music, lo recensii esponendo la mia grande meraviglia per un album decisamente coraggioso), ora And Harmony Dies, e gli Shivan (“When wishes sicken”, autoproduzione 2006), oltre agli Ishara. Otto brani tratti dall’album di esordio, in sede di ultimazione, dal titolo “Nobody’s here”, del quale è oggi disponibile il singolo “The final call”. Come potrete evincere dallo stesso, e da quanto da me ascoltato al Revolver, gli AP esibiscono un goth metal caratterizzato dalle belle interazioni delle chitarre e da un suono che trae ispirazione dalla irrinunciabile scuola scandinava e nelle fasi più dinamiche e fosche dai Type O Negative, individuati nella cadenzata sezione ritmica. Ci appuntiamo il loro nome in attesa degli annunciati sviluppi.

Gli April Portrait hanno eseguito:
Thirteen Lovesongs
Winterheart
To greyscale
Shadows
The final call
Lonewolf
Only you
Stay
Seguono altri interpreti del goth più ferreo: anch’essi di recente formazione (2023), i cinque Shiver Down propongono il loro esordio “The void supreme” (2024, Ad Noctem Records) nella sua quasi interezza (sette brani su otto). Elemento distintivo le due voci, oltre a quella del titolare si affianca quella del bassista, creando così una narrazione assai efficace, essendo i timbri dei due musicisti assai distinti. Da quello che (si è potuto sentire) sentito a San Donà, rilevanti sono gli inserti modern melodic death in un contesto comunque appartenente al gothic metal più robusto ed inflessibile. Il successivo ascolto dell’album ha permesso di far risaltare la dote innata del complesso veronese di alternare fluidamente melodia a furia esecutiva. Dal vivo, interpreti eccellenti, tanto che, come per AP, dubito della loro verde età artistica (indago e si svelano militanze in Skanners, Twintera, Riul Doamnei ed Animæ Silentes, ecco che la percepita vena heavy si chiarisce ora…). Averli scoperti prima!

Scaletta Shiver Down:
Divine
Nether reality
Dead Silence
Father
Torniquet
The beauty of slumber
In your absence
I Novembre ora. Saliti sul palco alle 11:00 pm circa, eseguono con la loro magistrale bravura (l’esperienza che consente di rimediare ad un suono non sempre rispettoso del loro lignaggio) dieci canzoni rappresentative di buona parte di una discografia che non ha conosciuto pause d’ispirazione. Ancora una volta, lo ieratico Carmelo Orlando ha assemblato una line up dal talento cristallino, poggiante sulla sezione ritmica presidiata dall’espertissimo Fabio Fraschini e dal suo degno partner Yuri Croscenko e sulla coppia di chitarre che vede affiancarsi, per questo giro di eventi, al titolare Alessio Erriu l’incisivo Davide Celletti. Una tessitura costante, un ordito dinamico ma tenace, tutti gli elementi del suono Novembre sono portati in scena con intensa professionalità. Il suono che da maestoso, ribollente, fluisce fino ad ampliarsi abbracciando quell’orizzonte melodioso e carico di ferma emozione del quale Essi tutt’ora sono tra i massimi rappresentanti. Tra passato e presente, dinanzi a noi si mette in scena l’epica del doom romanticamente gotico e fieramente death. Non aggiungo altro a quanto già dichiarato in sede di recensione di “Words of Indigo”, rappresentato da quattro canzoni; chiusura con “The dream of the old boats”, con la bocca dello stomaco che si serra per l’emozione. Dicono che un Gruppo si giudica dal palco. Noi non siamo chiamati a giudicare perché non ne siamo degni. Di un Gruppo (di un Artista) si ammira e si rispetta la bellezza della Sua Creazione.

Sun Magenta (da “Words of Indigo” – 2025)
Statua (da “Words of Indigo” – 2025)
Neptunian Heart (da “Words of Indigo” – 2025)
Come Pierrot – Everasia (da “Novembrine Waltz”, 2001)
Nostalgiaplatz (da “Classica”, 2000)
Umana (da “Ursa” – 2016)
Your Holocene (da “Words of Indigo” – 2025)
Pioggia… January Tunes (da “Arte Novecento” – 1996)
Cold Blue Steel (da “Classica”, 2000)
The Dream of the Old Boats (da “Wish I could dream it again…” – 1994 / “Dreams d’Azur” – 2002)

L’attenzione e l’ammirazione manifestati dai presenti sono l’indice più significativo di quanto i Novembre meritino. Un rispetto ricambiato, una gratitudine sincera.
