Con Spiritual Sylphis gli Odio Deus riportano il black metal alle sue origini, al suono scarnificato, alla produzione grezza, all’immediatezza espressiva. Senza rincorrere (o ricorrere a) tendenze effimere, il terzetto norvegese risale ai principi, all’essenzialità che marchiarono gli inizi di una fase storica del metal estremo che trova tutt’oggi, anche grazie ad opere come questa, una sua ragione d’essere. Violenza spinta all’eccesso, fino ai limiti del tollerabile, brani come “Deciever”, “The con man” e la title-track non ammettono travisamenti né esitazioni, una dopo l’altra si susseguono vere e proprie ondate d’assalto sonoro perfettamente orchestrate da un complesso che non teme il confronto con il passato, ed utilizza il suono per innalzare non solo idealmente un muro di dolore e di cupissima disperazione. Ecco che “Lenkene en brutt” rallenta il passo traducendosi in un episodio di ferocissima condanna; “le catene sono spezzate”, quelle del credo che irretisce i deboli, quelle della cieca osservanza di un dogma imposto dall’alto. Il fanatismo, il male, ecco un altro punto di contatto con i principi essenziali del black, il rifiuto netto, deciso di ogni imposizione. Il black che trae forza efferata dalla disciplina del death, “Svik”, “tradimento”, perché infine è proprio il credente più sincero a venir ingannato da chi con il verbo presunto sacro cercava di ammansirlo, di renderlo servo, “Til Evig Tid”, “per l’eternità”, ma cosa è eterno? È con questo brano che si chiude Spiritual Sylphis, opera assolutamente sincera, ed ecco perché il tempo trascorso per definirne la forma e la sostanza finali è stato ben applicato, il più puro black metal vive ancora!

Telal – Drums, Lyrics, Bass
Braatebrann – Guitars, and vocals, bass
Winterheart – Guitars
