Si definisce dark crooner Jack Armondo, unico intestatario del progetto Panic Priest che con Once Wild chiude la prima quaterna di dischi fino ad oggi pubblicati. Dotato di una bella e profonda voce della quale fa un uso sublime (ascoltate l’adulatoria “To live another day” e ditemi voi se non vi rammenta il Tony Hadley più piacione!), egli non si limita a frequentare le (affollate) platee synth pop, inserendo nelle sue canzoni (e la citata ne è un chiaro esempio) belle parti di chitarra e ben congegnate porzioni ritmiche riferite alla dark wave come alla patina glamour che distende con cura su ogni brano. I riferimenti agli anni Ottanta sono palesi e ben distribuiti nell’arco delle dieci canzoni che lo compongono, Once Wild non si riduce alla parte di disco tributo d’una epoca, anche se l’effetto richiamo è più volte sollecitato, l’opener “Wait for night” si tuffa nella Mitteleuropa di Ultravox (di “Vienna”) e dei Simple Minds di “Empire…”, altrove pare di udire in dissolvenza echi dei Tears For Fears, ma la qualità indiscutibile di questa diecina di brani testimonia decisamente a favore di Armondo, il quale nel progetto riversa grande ed evidente passione oltre che una maniacale cura dei suoni. D’altronde la provenienza, quella Chicago che mostra una fecondità peculiare e che è sede di una scena multiforme e dinamicissima, fornisce un ulteriore e valido elemento di analisi: impossibile resistere all’attrazione esercitata da essa che ha sicuramente ispirato questo nuovo passo di Panic Priest, assai più vario nei contenuti rispetto ai predecessori. Da citare anche la notturna “Dance to the downfall” ove i sintetizzatori si prendono buona parte della scena, l’incalzante “Empty rooms” ove risalta vieppiù la cura riservata ai suoni ed una “Little lost” letteralmente conficcata negli Ottanta. Ascolto piacevolissimo!

A titolo di curiosità, aggiungo che su “PSYCHOGORIA” del 2022 inserì una cover di “Self control”. Un altro episodio da lui firmato, “Nighthunter”, venne inserito nella ost di “Malignant” di James Wan.