infastidirmi
All’età di tre anni mi fracassai tibia e perone. Alla stessa età mi schiantai pure il setto nasale. Ancora oggi le conseguenze di queste imprese giovanili si fanno sentire, anticipando puntualmente il cambio di stagione. Provo fastidio alla gamba? Meglio tirar fuori dall’armadio il paltò, che il freddo sta per giungere. Non così tra inverno e primavera, chissà perché, solo tra autunno ed inverno… È la Memoria che si ripresenta. Che non perde mai occasione per infastidirmi. E come dimenticare un altro episodio che rimarrà indelebilmente annodato come un cappio ai Suede? Sono trascorsi quasi trentadue (!!!!) anni (!!!), dal 12 novembre 1994. Un sabato (non qualunque). Spilimbergo, Rototom, allora meta frequente dei pellegrinaggi miei e della mia – non ancora – inseparabile Consorte (citazione di chi sa). Ma in mezzo si frappone un/il cugino, recandomi con giubilo un invito al quale non potevo certo rispondere con un “no, grazie caro”… Sciagura…
Accadde anche altro, pareva che tra me e i più belli del brit pop (ma neanche tanto brit pop) qualcosa dovesse per forza frapporsi. Ma la nostra esistenza è fatta anche di paziente attesa, e non mi riferisco all’ineludibile atto finale.
E se questo ennesimo giro di concerti si intitola Dancing with the Europeans Tour 2026, quante canzoni suoneranno dall’ultimo, ottimo ancora, “Antidepressants”? “Sweet kid”? “Disintegrate”? “Dancing with…”?

Ed eccoci qui, in fila ordinata. Ed eccoci qui, finalmente, davanti al palco. No cravatta, l’ho lasciata in camera, nemmeno una sciarpetta che forse al rientro sarebbe servita. Io e la mia Cara ci guardiamo negli occhi, stavolta il cugino (che pure domani reitererà…) ce lo siamo sfilato.
Qualcuno mi disse, a luci spente (modo di dire) di non essersi nemmeno accorto dei volonterosi Swim School incaricati di dare una prima spazzatina alle assi del proscenio. Questi quattro Edimburgers, fronteggiati da una sciolta urlatrice all’anagrafe registrata come Alice Johnson che nemmeno quando la chitarra le scappa via per la tracolla che si spezza si perde d’animo (Scozzersi!), citando gli Wolf Alice (eh, sempre Alice…) non lo fanno per sviare le indagini bensì con una certa consapevolezza. Avendo già aperto per le stelline super hype Inhaler e The Amazons e per gli anziani-ma-sempre-validi The Charlatans (non troppo anziani, che dico…), non ostante un solo disco pubblicato (il recente omonimo, uscita fall 2025, sulla copertina del quale esplicitano “this is the debut album”, se non fosse già chiaro), non possiamo non riservare loro un angolo della memoria. Sette canzoni per poco più di mezz’ora, alterna rock (checcazzovuoldiremahperòprendiamolacosì) con chitarre mordaci e sezione ritmica spavalda, abbondanti spruzzate di necessario (oggi) shoegaze, la Johnson (tra le sue influenze dichiarate pure Taylor Swift!) che mette sul banco una voce potente, ma anche delicata se serve, siamo pronti a passare oltre, ma al rientro approfondirò. Aggiungo che il bassista deve aver dato retta alla mamma, la quale avrà sicuramente raccomandato al suo ragazzone di non prender freddo che non si sa mai; quindi, felpone con cappuccio che a Milano la sera può far (fa effettivamente, ma potrei essere suo padre e non faccio testo) freschino.

Swim School – Fotografia di Adriano Di Gaspero
Gli Swim School da Edimburgo, Scozia, ci hanno proposto:
Bored (da “Bored”, singolo)
Say it all (da “Swim School”)
On & On (da “Swim School”)
Green Eyes (Want it all) (da “Swim School”)
Let me inside your head (da “Making Sense Of It All”, EP)
Always on my mind (da “Swim School”)
Heaven (da “Swim School”)
Nota: sì, tutti sappiamo che Edimburgo è in Scozia, ma da Friulano ci tengo a sottolinearlo.

Fotografia di Giancarlo Punzi
Ed ora loro, i (London) Suede (ma quand’è che gli americani la smetteranno di smazzarci i sentimenti?).
Cosa ci proporranno oggi l’ancor affascinante BA ed i suoi imperturbabili compagni? A dar credito alle scalette fino al 27/3 pubblicate, qualche sorpresa possiamo preventivarla, ma dopo “She” un’infilata di “Trash”/”Animal Nitrate”/”The drowners” e possiamo chiudere qui, che basta solo che mi getti in ginocchio abbandonando ogni parvenza di dignità. Sono già felice ed accontentato. Le chitarre ronsoniane (Bernard, Bernard…) per citare uno dei più grandi ed eleganti Redattori che mai in Italia abbiamo avuto, spandono lustrini glamour nell’aria tesa di aspettativa, e lui, proprio perché in evidente non forma perfetta, eccolo donarsi agli occhi di tutti i presenti colla sua linea asciutta fasciata da camicia candida e pantaloni attillati, istrione perfetto che sa dosare le forze, chiamando a sé il pubblico che solo questo attendeva, pronto a rispondere ai suoi pungoli, a cantare con lui ed a gettarsi adorante tra le sue braccia. Va bene, BA, inginocchiato, disteso sul palco, artificiosamente imbronciato eppoi sorridente e piacione, abbracciato al ventilatore che sei tutto sudato e non hai più vent’anni col ciuffone, ma gli altri? Che il fu bel bamboccio Oakes sia un valente chitarrista lo sappiamo da quel ’94 che mi tocca ricordare, sennò non avrebbero chiamato proprio lui a sostituire Bernard, Bernard!, che la coppia Osman/Gilbert sia ben più che una solida sezione ritmica e che Codling abbia esibito una buona dose di pazienza ecumenica oltre che la solita versatilità, è appurato e serve solo a rinforzare la memoria di una bella serata, di loro nulla dobbiamo aggiungere in sede di qualità, è chiaro. Ma quanto tempo è trascorso dalle 8:30 pm, se siamo solo al quarto brano? Trascinati indietro dalla foga glam (e dalle chitarre butleriane), veniamo subito richiamati alla realtà (che bella, questa realtà), da un progredire inflessibile del programma pronto a riservare, oltre alla stupefacente prestanza del front man, ulteriori granelli di un rosario di perle lucenti e levigate, con il salto in avanti al 2022 di “Personality disorder” seguita da “It starts and ends with you”, l’unica da “Bloodsports” con le belle sottolineature del basso di Osman , poi più avanti con Antidepressants rappresentato solo dalla pensosa “June rain” che denuda l’anima…
“I’m an alien on the opposite side of the road / And you wave to me despite the fact that i’ve let myself go / So I close my eyes and walk into the traffic flow, walk into the traffic flow”

Fotografia di Adriano Di Gaspero
Qualche attimo prima, o forse chissà quanto prima, “The 2 of us” si era concessa al sospiro, l’opzione acustica per “She’s in fashion” (siamo a Milano!) serve più per riprendere forze e fiato, e per la prosciugata “The wild ones” è il parterre che si incarica di cantare, ma siamo poco oltre la metà, un’altra botta glam mi attende con “So young” ove BA gigioneggia con il microfono (cosa che mi ha sempre terrorizzato) e “Metal Mickey”, eccole ancora le chitarre ronsoniane/butleriane che s’inerpicano esuberanti su graticci fioriti di glicine giapponese. Oh mio Dio, in quest’epoca di miseria perché nascondere il corpo sotto una coltre di stracci, quando possiamo liberare il brivido della seta che scivola sulla pelle? “Beautiful ones” a chiudere prima del richiamo con “Saturday night” che ci rimanda alle glorie di “Coming up” e che ho sempre considerato una canzone gradevole o poco più, ma che stanotte è così bella, perché chissenefrega, se sono solo le dieci ed è già finito tutto?
I Suede hanno eseguito:
She
Trash
Animal Nitrate
The Drowners
Personality Disorder
It Starts And Ends With You
The 2 Of Us
Filmstar
Can’t Get Enough
June Rain
She’s In Fashion (acustica)
Lazy
Shadow Self
The Wild Ones (acustica)
Everything Will Flow
So Young
Metal Mickey
Beautiful Ones
al rientro:
Saturday Night
Un po’ di conti (da uno che in matematica se arrivava al sei…):
Suede: quattro brani
Dog Man Star: due brani
Coming Up: sei brani
Head Music: tre brani
Bloodsports: un brano
Autofiction: due brani
Antidepressants: un brano

Fotografia di Giancarlo Punzi
A proposito di rientro, sciopero dei mezzi (ma sessantuno mesi da pendolare mi hanno quasi immunizzato), ed ecco che la destrezza logistica della mia Consorte permette di mantener sotto controllo la situazione, poi c’è anche tempo per allungare un po’ la serata.
Nota obbligatoria: le fotografie sono di Adriano Di Gaspero e di Giancarlo Punzi, due Gentiluomini.
