Umberto Mentana: Trent Reznor Atticus Ross – Il suono delle immagini

Tsunami Edizioni

Le Tormente

Pagg. 228

Euro 22,00.-

https://www.tsunamiedizioni.com/libri/le-tormente/trent-reznor-e-atticus-ross-il-suono-delle-immagini/

Quante volte mi è accaduto che, osservando un film, un documentario, alla mia attenzione sia stata segnalata una scena, un’inquadratura particolare, una situazione, dall’emergere dal sottofondo di una melodia, di una serie di accordi, o di un brano particolare?

Le colonne sonore. Che sono diventate negli anni generi canonizzati, riconosciuti, che sovente hanno decretato il successo delle opere nelle quali si inserivano, caratterizzandole. Gli Autori delle stesse che costituiscono con i Registi una comunione di istinti, di idee, di prospettive; ben più che una semplice squadra creativa. Casi non infrequenti, non serve che citi quei due nomi. Non serve.

Una sola canzone, o più d’una, legate fra esse da un tema. Oppure un suono che sale e che scende, che occupa lo spazio eppoi si ritrae, anche fino a scomparire. Il suono che s’imprime ad ogni istante della proiezione.

Oggidì ci vuole poco per venir definiti visionari, soprattutto in campo musicale. Si sprecano i geni, i capolavori, ormai queste parole non significano nulla o quasi. Peccato, perché Reznor/Ross sono, loro davvero, degli autentici visionari. Perché sono già proiettati nel futuro, lo sono sempre stati. Che è il futuro degli appassionati dei suoni..

Sanno scrivere canzoni, lo abbiamo appurato in decenni di pedinamenti, di ascolti, di analisi.  Ma, sopra tutto, sanno creare, elaborare, iniettare nei nostri sensi affascinati (e distratti a volte) dalle immagini, il suono.

“Lo score è musica scritta specificatamente per una scena”

 

Ronald William “Ron” Howard

E’ quello che Trent Reznor ed Atticus Ross sanno fare benissimo.

GQ Magazine

I Registi. Affermati, emergenti, ricuperati. Con ognuno di essi, Reznor e Ross hanno sempre stabilito un rapporto franco, senza infingimenti.

Documentari, serie, blockbuster o di culto che siano, per ogni situazione, Reznor e Ross hanno sempre dimostrato che non esistono limiti al loro estro. Alla loro visione del suono.

“Tron:Ares”, 2025. Non più Reznor/Ross. Ora Nine Inch Nail. Di nuovo, i NIN. Ecco che parte di quel progetto, di quell’idea che i due autentici visionari stanno sviluppando, mostra un primo tassello. O forse no, ma dobbiamo pazientare, il laboratorio è sempre aperto, attivo, ricettivo.

La scelta di suddividere Il suono delle immagini in capitoli segnati dalle singole produzioni che hanno visto Reznor/Ross patrocinatori dell’elemento sonoro, che sovente ne ha sostanzialmente marchiato la riuscita, non riducendosi a semplice contributo, ma è perfino ovvio considerato il peso di questi Compositori, agevola il lettore nel definire meglio le contingenze, gli sviluppi delle trame ed il con seguimento del risultato finale. Non viene rispettato l’ordine cronologico, parrebbe un capriccio, ma è ben motivato dall’Autore, Umberto Mentana che, ancor giovane, vanta un numero considerevole di titoli a suo nome. E che è indubbiamente un gran assertore del valore di Reznor/NIN e del loro contributo allo sviluppo nella musica alternativa degli anni Novanta, i tentacoli della quale s’allungano ancora fino ai nostri giorni, sovente stimolati dalla nostalgia, altre dall’ammirazione spontanea e seria (non toccatemi, in fatti, i Deftones). Simpatia che non frana nell’adulazione mistica, la sua Opera, non solo la presente, non ne viene intaccata. La scrittura è efficace, puntuale, il ritmo è costante e rende godibile la lettura (ammetto, ero tentato di seguire la successione cronologica, ma mi sono di lui fidato, poi, fate voi…), approfondisce situazioni, non si perde tra le paludi della chiacchiera, se non necessaria per rendere il quadro (o meglio la scena?) più chiaro, più completo. Rimandi a note solo se necessari, ogni singola sezione aperta dalla relativa locandina.

Che si tratti di una una canzone, di una serie di battiti rabbiosi, di cadenze forsennate, di placide derive ambient, Reznor e Ross sanno sempre quando è il momento giusto per far intervenire quel suono. Che può sottolineare, può ribadire, confermare, ovvero deviare, modificare, stravolgere. Quel suono che si fonde con quelle immagini creando quella scena. Un esercizio che si svolge tra analisi, intuizioni, scelte (anche spericolate). E, soprattutto, determinazione, perché a volte si rende necessario difendere e pure imporre, quelle scelte. I premi ricevuti, i trofei sfiorati, i riconoscimenti aggiudicati, sono un segno del valore di un’Opera, ma solo in parte. Perché i visionari sanno che segnano solo un passaggio, una fase, un lavoro, che sono già passato. Il visionario è rivolto al futuro. Che per Atticus Ross e Trent Reznor, questa coppia di disciplinati, maturi professionisti, è già delineato. WITH TEETH. Non ne verremo risparmiati, non è meraviglioso?

“Trent Reznor and Atticus Ross have a plan to soundtrack everything”

(GQ Magazine, da nota a pagine 215 e seguenti)

Prefazione affidata a (mio parere personale) chi unico ne detiene i crismi, Giovanni Rossi, se di lui non avete già letto “NIN. Niente mi può fermare” fatelo. E collocate questi due tomi l’uno accanto all’altro, nella vostra libreria.

PS: ho amato “Before the flood”. Lo amo tutt’ora. “A minute to breathe” è una magnifica canzone. La amo perché mi mette a disagio. Perché può accadere…