
Grigio Scarlatto
Che bello, l’entusiasmo dei giovani! Lo apprezzo anche se sono un vecchio introverso portato a sospettare delle manifestazioni più briose. Più estroverse, allora!
Ma dalle melodie, anche quelle, quelle belle, non posso non rimanerne sedotto. E The race ne possiede una cospicua dotazione; per uno scherzo del lettore (il walkman che ora non richiede il cambio di lato della cassetta), è da “Hold me tight” che ho inaugurato l’ascolto, il primo di una lunga serie, ormai è così che faccio: dall’ultimo brano! E non riuscivo a distaccarmene, da questa appiccicosa canzoncina che è semplicissima, ma rasenta la perfezione. Risucchiato indietro nel tempo, la voce svagata, il basso che ti fa ondeggiare, la chitarra che scivola di qua e di là, la batteria che se ne sta di lato, ma che ti picchietta l’animo con delicatezza, ricordandoti che la musica serve anche per questo. Citazionismo che fa bene, e non facciamo gli smorfiosi che ci piace così. E dire che la svelta “Take me” di dueminutiepocopiù e la numero due in scaletta, “Forever sex” ben identificano il titolo del disco, essendo esse due corse a perdifiato tra gli scaffali del pop chitarristico più risoluto. Non è un unico fattore, in The race, a prevalere, ad imprimere la svolta, l’impatto determinante. Perché pur essendo giovani, i tre componenti il gruppo (più uno aggiunto su un brano) dimostrano una già (quasi) acquisita maturità. Quasi, manca ancora la continuità, ne siamo consapevoli, e vogliamo esserlo fino alla fine, che a questi livelli la caduta, l’abbandono, richiamando il titolo in una corsa è da preventivare sempre; ma ora ampliamo l’analisi ad un arco temporale più ampio di quello della singola pubblicazione, e riponiamo in queste otto, belle canzoni la fiducia che si deve accreditare ai nostri giovani (ma quante volte lo leggiamo? No, qui non è retorica, non è contentino, ci crediamo, lo pretendiamo davvero, poi se sbaglieremo amen!). Terminato il periodo delle prove (l’esordio “Antiuomo”, gli ep “T9 vol, 1” e “T9 vol.2”, ma quanto ci ho messo a capire cosaCristoè il T9?…) è ora di fare sul serio, ed ecco che l’atmosfera si addensa, il suono si fa più corposo, più definito, e volete una hit? Eccovela, “On the verge”, è questo il senso di respiro internazionale che gonfia la scrittura, quella sfumatura che anche chi non dovrebbe stupirsi più infine cede, e da un dettaglio il disegno si fa sempre più definito. Il passo in avanti, che con The race i Grigio Scarlatto (intestazione magnifica, convenite?) hanno compiuto, quello che ti spinge ad un altro ancora, senza temere lo sforzo, perché ormai siamo in corsa, e se dobbiamo rifiatare, facciamolo sporcando d’elettronica “Slowly” e raccogliamo tra le sue note, idee e sensazioni che poi “Move on up” torna a scuoterci; ritmo scandito dalla vivace sezione ritmica che insegue la chitarra (a proposito di citazionismo, lo stacco del basso poco dopo il minuto due), e smettiamo di tirarcela.
Diamogli un bel voto, a The race, che serva anche di stimolo, questi tre non si accontenteranno, lo so…
